Diritto all'acqua


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Diritto all'acqua

Essendo un bene vitale, l’acqua dovrebbe essere trattata diversamente rispetto agli altri prodotti del libero mercato. Secondo l’Onu “gli Stati nazionali dovrebbero dare priorità all’uso personale e domestico dell’acqua al di sopra di ogni altro uso e dovrebbero fare i passi necessari per assicurare che questa quantità sufficiente di acqua sia di buona qualità e accessibile economicamente a tutti”.

A livello internazionale la gestione pubblica del servizio idrico ha spesso incontrato difficoltà, dovute alla mancanza di investimenti. Molti paesi hanno così affidato la gestione a grandi società private e finanziato gli investimenti con consistenti aumenti delle tariffe che hanno determinato una forte conflittualità, fino a sfociare in vere e proprie rivolte.

La trasformazione dell’acqua in merce è la strategia perseguita da organismi come l’Organizzazione mondiale del commercio, la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale. Queste organizzazioni legano la concessione di prestiti alla privatizzazione dei servizi, fra cui, appunto, la fornitura d’acqua. Senza considerare che la privatizzazione del servizio equivale alla privatizzazione del bene, come dimostrano situazioni paradossali: il Brasile, che da solo custodisce circa il 11% dell’intero patrimonio di acqua dolce del pianeta, ha 45 milioni di persone senza accesso all’acqua potabile.

In Italia, con la riforma dei servizi pubblici locali, si è deciso di rendere obbligatoria la privatizzazione del servizio idrico: si mercifica un bene comune il cui utilizzo deve rispondere ad assoluti criteri di utilità pubblica. Una scelta che va in direzione totalmente opposta al carattere extramercatorio del bene acqua, che pur restando oggetto di contratti commerciali non dovrebbe essere sottoposto alle stesse regole di mercato di altri beni di consumo. Inoltre, proseguendo su questa strada, entro i prossimi quindici anni il 65% di tutti i servizi idrici dell’Europa e dell’America del nord sarebbero in mano a sole tre multinazionali dell’acqua, due francesi e una tedesca.

06 Apr 2016
“Soddisfatti a metà per questa sentenza”. Con queste parole Legambiente Lombardia ha accolto la lettura del dispositivo della sentenza della Corte di Appello di Milano che oggi, riformando parzialmente quella di primo grado emessa nel 2014 dal Tribunale di Monza, ha condannato per disastro ambientale colposo sia Giorgio Crespi,...