Il consumo di suolo nella montagna lombarda 2011


Dossier di Legambiente: “Montagne senza terra?”

Agricoltura in via d'estinzione: nelle prealpi e nelle valli alpine lombarde il cemento cancella gli ultimi campi. Nei fondovalle lombardi oltre il 42% del territorio è coperto di cemento, più compromesse le prealpi varesine e lariane. In Valtellina e Valchiavenna in soli 10 anni si è costruito l'equivalente di 3 città grandi come Sondrio.

Il consumo di suolo è il tema scelto quest'anno dalla Carovana delle Alpi, la campagna di Legambiente per la tutela dello spazio alpino italiano, giunta alla sua nona edizione e che partirà il prossimo settimana dalla Valtellina con “Festambiente Alpi”, una tre giorni di festa e di discussioni ambientata nello splendido scenario della foresta dei Bagni di Masino. Ma la verde montagna lombarda rischia di diventare solo un ricordo da cartolina? Sì, se il verde è quello di pascoli e campi coltivati. Secondo i dati di Legambiente, elaborati nel dossier “Montagne senza Terra” presentato oggi a Morbegno (SO), il consumo di suolo nelle zone montane della Lombardia ha infatti già cancellato il 42,4% del territorio più pregiato, quello dei fondovalle e dei pendii coltivati. L'analisi di Legambiente prende in esame l'intero territorio della montagna alpina e prealpina lombarda, ovvero 954.000 ettari pari al 40% della regione. Ma questa vastissima superficie non è utilizzabile, se non in minima parte: infatti, sottraendo le superfici interessate da versanti troppo ripidi, aree d'alta quota, zone a rischio idrogeologico o protette, nonché aree fluviali e lacustri, solo il 9,3% del territorio montano ha caratteristiche che si prestano ad utilizzi insediativi. E' un territorio di importanza strategica, il più fertile e più adatto ad una agricoltura produttiva e meccanizzata. I dati di Legambiente, ottenuti per elaborazione delle banche dati cartografiche di Regione Lombardia, si concentrano proprio su queste aree, dove ogni giorno betoniere e falciatrici si contendono ogni metro quadro di suolo. Ma il cemento sta avendo quasi ovunque la meglio.

“Il nostro è un allarme fino ad oggi trascurato - dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia -. Ora sono i numeri che parlano e ci dicono quanto concreta stia diventando la prospettiva di una vera e propria estinzione dell'agricoltura nella montagna lombarda, una prospettiva che impone alla politica di prendere scelte energiche, e di farlo subito”.

Le situazioni più critiche sono quelle delle valli prealpine, diventate ormai a tutti gli effetti delle propaggini metropolitane, con densità di utilizzo di suolo non dissimili da quelle di una periferia urbana. E' il caso della montagna varesina, dove i territori che presentano caratteristiche idonee all'insediamento sono già stati “consumati” per il 65%. Ma le percentuali sono rilevantissime anche nelle comunità montane del basso Lario (61,1% nella C.M. Lario Orientale, 58,3% nel Triangolo Lariano). Elevatissime concentrazioni urbane si riscontrano nei fondovalle più prossimi ai capoluoghi di pianura, come la Valle Imagna (47,5% di urbanizzazione), le valli del Lario Occidentale (48%), la Valsassina (41%) e i Laghi Bergamaschi (40,5%). Anche più critico il quadro delle valli sede di storici distretti industriali, come Valtrompia (48% di urbanizzazione) e Val Seriana (45%), che nella sua porzione di bassa valle è ormai una continuazione della città di Bergamo. Un po' meno critica appare la situazione in provincia di Sondrio, dove il territorio urbanizzato è pari al 32% delle superfici insediative disponibili, con differenze che vanno dal 36% della Valtellina di Morbegno al 28% di quella di Tirano. Nelle valli interne delle Alpi centrali i dati danno conto della disponibilità di maggiori spazi negli ampi fondovalle, ma ad essere sotto schiaffo è la base produttiva del settore agricolo. In Provincia di Sondrio i dati disponibili sono più aggiornati grazie alla recente pubblicazione della banca dati regionale DUSAF 3, basata su foto satellitari. Qui in dieci anni (dal 1999 al 2009), il territorio agricolo si è ridotto di 1200 ettari, e questo spazio è stato coperto dal cemento di strade e capannoni, le cui superfici sono cresciute di ben il 18,4%: un consumo di suolo che assomma a 1273 ettari. In pratica, è come se in dieci anni si fosse coperta di cemento una superficie di campi equivalente al triplo dell'intera città di Sondrio.

“Nelle grandi vallate alpine i paesi si stanno saldando tra loro, formando una piastra urbana che tende ad occupare l'intero fondovalle – commenta Tiziano Cattaneo, geografo e curatore del dossier di Legambiente –. Siamo di fronte alla prospettiva molto concreta di una vera e propria estinzione dell'agricoltura alpina, che potrebbe concludersi in pochi decenni, se chi ha responsabilità di governo del territorio non prenderà provvedimenti rigorosi contro il dilagare del cemento”.

I nuovi dati sull'uso del suolo confermano infatti un dato storico: la scomparsa dell'agricoltura non avviene più per abbandono dei terreni marginali e di difficile coltivazione, come avvenuto negli anni del dopoguerra. Ora ad essere messa in crisi è l'agricoltura più solida, che scompare sotto il cemento e l'asfalto. “Occorrono nuove regole, a partire dalla pianificazione provinciale e da quella dei comuni, che devono avere come pilastro la tutela dei suoli agricoli e naturali – dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – ma i piani, da soli, non bastano. Sono le leggi che devono rendere meno facile la speculazione sui suoli. In questa direzione si muove la proposta di legge di iniziativa popolare lanciata in Lombardia da Legambiente: oggi consumare suolo conviene, per il basso costo dei terreni. Per invertire la tendenza occorre introdurre forti disincentivi che spingano gli operatori edilizi a dedicare la propria attività alla riqualificazione delle aree urbane, invece che alla corsa all'occupazione di aree libere”.

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Pubblicato il04 ottobre 2012