Dossier "Inceneritori lombardi: quanto basta?"


La sovracapacità degli impianti di incenerimento in Lombardia: quale exit strategy per la fine dell'età delle scorie 

Sulla raccolta differenziata la Lombardia non è più, come in passato, la prima della classe, ma comunque a partire dal 2011 nell'intera regione i rifiuti raccolti per via differenziata hanno sopravanzato quelli del 'sacco nero' (51,5% il dato di raccolta differenziata nel 2012), per di più con gli ampi margini di miglioramento che dovrebbero portare, secondo il Programma Gestione Rifiuti di imminente ratifica da parte del Consiglio Regionale lombardo, a raggiungere il 67% di raccolte differenziate da qui al 2020.   Ci sono anche queste buone notizie all'origine della crisi che affligge le imprese che si occupano di incenerimento rifiuti, che incontrano crescenti difficoltà ad approvvigionare i loro impianti con adeguati quantitativi di materiali di scarto. E che per questo si rivolgono al mercato, per intercettare, anche in questo caso con fatiche crescenti, oltre ai rifiuti urbani, anche i rifiuti speciali e gli scarti delle lavorazioni industriali.  La Lombardia è da tempo la patria dell'incenerimento, con 13 inceneritori in grado di trasformare oltre 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti in ceneri, scorie e fumi. Una scelta industriale, quella di votarsi all'incenerimento, che è figlia delle crisi dei rifiuti verificatesi a inizio anni '90, a cui si è risposto sposando una strategia di abbandono della discarica come destino finale dei rifiuti (obiettivo, oggi, sostanzialmente raggiunto: solo quote marginali di rifiuti lombardi vengono conferiti in discarica), puntando su raccolta differenziata e inceneritori.

Su questo aspetto - è la critica di Legambiente al Programma regionale sui rifiuti di imminente pubblicazione - la Giunta Regionale è stata troppo timida: da un lato nel Programma si 'tocca con mano' la condizione di crescente sovracapacità impiantistica dell'incenerimento, e dall'altro non si va oltre la moratoria alla realizzazione di nuovi inceneritori per RSU. Ma il tema non è più quello di non far aumentare gli inceneritori, ma più propriamente di accompagnarne la progressiva dismissione, indicando criteri e scadenze che non lascino spazio a dubbio e interpretazioni per gli operatori del settore. 

Quello che serve da subito, secondo Legambiente, è una ricognizione delle scadenze autorizzative e delle prestazioni tecnologiche e ambientali degli impianti in attività, indicando criteri e priorità alla luce dei quali gli impianti prossimi a scadenza, specie se inquinanti, non investano un soldo in interventi di ristrutturazione (revamping), ma - più semplicemente - cessino l'attività e vengano smantellati, liberando i sedimi industriali per far spazio a nuovi impianti di trattamento ('fabbriche dei materiali'). Nel dossier di Legambiente: “Inceneritori in Lombardia: quanto basta?”, si evidenzia che la chiusura di soli quattro inceneritori tra quelli con prestazioni più mediocri (Parona, Desio, Busto Arsizio e Cremona) permetterebbe non solo di ridurre di oltre un quinto la potenzialità impiantistica, ma anche di abbattere le emissioni atmosferiche prodotte dal parco inceneritori lombardi: del 49% per quanto riguarda le polveri, del 34% per gli ossidi d'azoto, e addirittura del 51% per le diossine.  

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Pubblicato il21 novembre 2013