Dossier Ecomafia 2019: i dati e i numeri dell’illegalità ambientale e delle ecomafie in Lombardia


Lombardia prima regione del nord Italia per numero di reati nel ciclo illegale dei rifiuti e quarta per reati contro la fauna

La Lombardia continua ad essere uno dei territori in cui l’illegalità ambientale si dimostra più pervasiva e diffusa: è la prima regione del nord e la settima in Italia per numero di reati accertati con 1.541, il 26% di quelli contestati nelle regioni settentrionali, scalando due posizioni in un anno, in particolare risulta quarta su scala nazionale per reati contro la fauna (cattura di fauna selvatica protetta e traffico illegale di animali d’affezione in primis) e la prima regione del nord per numero di reati nel ciclo illegale dei rifiuti con 535 delitti il 6,7% del totale nazionale e la prima in Italia per numero di persone sottoposte a provvedimenti cautelari restrittivi della libertà personale (23). Inoltre nella nostra regione si sono svolte nell’ultimo anno 12 delle 100 inchieste per corruzione e reati contro la pubblica amministrazione nel settore ambientale, con 110 persone arrestate portando la Lombardia al terzo posto della classifica nazionale della corruzione ambientale.

 

È il quadro che emerge nel dossier “Ecomafia: i dati e i numeri dell’illegalità ambientale e delle ecomafie in Lombardia” presentato martedì 10 dicembre 2019 nella Sala Commissioni di Palazzo Marino a Milano, alla presenza delle forze dell’ordine che si occupano quotidianamente del contrasto degli illeciti in campo ambientale. Hanno discusso dei dati: Alessandra Dolci, Procuratore aggiunto a capo della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Milano, Monica Forte, Presidente Commissione "Antimafia Anticorruzione, Trasparenza e Legalità" Regione Lombardia, Lucilla Andreucci, Referente di Milano di "Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie", Giuseppe Battarino, Magistrato collaboratore della Commissione parlamentare di inchiesta sulle ecomafie, David Gentili, Presidente della Commissione consiliare Antimafia del Comune di Milano, Sergio Cannavò, Responsabile del Centro di Azione Giuridica di Legambiente Lombardia, Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia.

 

Negli ultimi anni la Lombardia è stata definita “Terra dei Fuochi del Nord”. I materiali da smaltire, che spesso sono polveri pericolose per la salute come resti di amianto e sostanze chimiche, vengono nascosti: prima si realizza la cava, poi la si riempie di rifiuti e successivamente si copre tutto costruendo opere pubbliche, centri commerciali, strade, ponti, zone industriali e anche complessi residenziali. È proprio così che in Lombardia, e non solo, il ciclo illegale dei rifiuti si è intrecciato, soprattutto negli anni scorsi, con il ciclo illegale del cemento: sono numerosi i casi in cui le organizzazioni criminali ed in particolare la ‘ndrangheta, si sono servite per lo smaltimento di cantieri in cui lavoravano aziende compiacenti o colluse e così, ad esempio, in alcuni casi i rifiuti vengono utilizzati al posto degli inerti nelle costruzioni. Oppure i rifiuti vengono bruciati, per mascherare reati: in Lombardia nel 2015 si sono sviluppati 6 incendi in impianti di trattamento e stoccaggio di rifiuti, nel 2016 3 roghi, 15 nel 2017 e 16 nel 201815.

 

Ne sono esempi particolarmente interessanti l’indagine conoscitiva della Commissione speciale “Antimafia” del Consiglio regionale della Lombardia dedicata a questo fenomeno, il “Piano di prevenzione” promosso dalla Prefettura di Milano e predisposto dalla Città Metropolitana con la collaborazione di numerosi enti e il progetto “Savager”, messo a punto da ARPA Lombardia e finanziato da Regione Lombardia, partito in provincia di Pavia e in via di estensione in altre province lombarde.

Files

Pubblicato il09 dicembre 2019