Villa Reale di Monza: Legambiente impugna il bando di concessione


“Un regalo ai privati, a spese della fruizione pubblica del bene monumentale”

Legambiente scende in campo al fianco del Comitato per il Parco di Monza, contro la privatizzazione del complesso della Villa Reale, stabilita dalla concessione-contratto predisposta da Infrastrutture Lombarde per la progettazione definitiva ed esecutiva dei lavori relativi al corpo centrale della Villa Reale di Monza e la gestione delle opere.

Ad essere finita nel mirino dei legali consultati da Legambiente e dal Comitato (avvocati Emanuela Beacco, Claudio Colombo ed Ercole Romano) è una procedura che, a fronte di un concorso molto minoritario alle spese per la ristrutturazione della Villa, attribuisce al privato l'uso per ben 22 anni dell'intero monumento nazionale, con modalità apertamente in contrasto con il Codice Urbani e incompatibili con il carattere storico e artistico del bene. Gli oneri a carico del concessionario ammonterebbero infatti a meno del 20% del costo di ristrutturazione (stimato in 23 milioni di euro) che resterebbero per il resto a carico del pubblico, a cui si aggiungerebbe un canone annuo di importo incongruo alle dimensioni e al prestigio del complesso (60.000 euro annui), e gli offrirebbero la piena disponibilità del bene per attività prevalentemente commerciali. Le funzioni museali -che dovrebbero avere rilevanza principale- assumerebbero, infatti, carattere solo residuale entro un vasto ed eterogeneo elenco di funzioni business-oriented. Il Codice Urbani, invece, prevede che venga assicurato il diritto del pubblico di accedere -gratuitamente o pagando un biglietto- ai complessi monumentali di proprietà pubblica, qual è la Villa Reale di Monza. Ed invece i due piani nobili del complesso potranno, a discrezione del concessionario, essere usati per “sfilate di moda”, “presentazione di prodotti e/o brand”, “sessioni d’aste”, “live music e drinks”, “iniziative ludico sportive”. Il Codice Urbani è esplicito nel vietare di adibire i beni culturali ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico: ma secondo la concessione, la villa diverrebbe sede di “ricevimenti”, “banchetti”, “matrimoni”, “attività di svago”: attività che in generale richiedono l'appartenenza a club e associazioni più o meno esclusive. La scelta delle concrete attività da svolgere -secondo logiche prettamente commerciali- è rimessa al concessionario, cui viene attribuito il potere di decidere, in base alle proprie “strategie di marketing”, a quali eventi subordinare al pagamento del biglietto di ingresso. Mancano, nella convenzione, norme idonee a garantire la possibilità di accesso al pubblico -quantomeno in congrui orari della giornata- semplicemente pagando un biglietto. Il disciplinare di gestione ammette al piano terreno perfino attività artigianali, che nulla hanno a che fare con la storia e l'identità del monumento. Per non parlare poi dell'”alta ristorazione” che occupa una parte esorbitante degli spazi concessi (l’intero piano belvedere, per 2.459 mq., e una porzione del piano terreno per la cucina) con la conseguente privazione, per il pubblico, della possibilità di accedere al belvedere e di godere della bellezza panoramica sul parco circostante (se non, ovviamente, nella veste di avventore). A completare il quadro, si introduce la possibilità di subconcedere l’insieme delle attività di gestione a terzi non selezionati tramite procedura pubblica e a discrezione del concessionario, con semplice clausola di gradimento.

“Auspichiamo il concorso dei privati alla gestione dei beni monumentali della Lombardia – dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – ma ciò non deve avvenire a spese della fruizione pubblica dei beni, né diventare occasione di arbitrio e speculazione”

Pubblicato il26 settembre 2011