Piano Casa


Legambiente boccia il progetto di legge per l'ediliziaPersa l'occasione di promuovere la qualità edilizia, resta il “condonicchio” dei sottotetti Rimesse interrate al posto del verde condominiale e di quartiere

Una nuova ondata di manomissioni di sottotetti trasformati in piani abitabili e la possibilità di condono gratuito degli abusi realizzati negli ultimi 5 anni: sarà probabilmente questo il principale effetto del “piano casa” approvato nei giorni scorsi dalla Giunta Regionale della Lombardia, se diverrà legge regionale. La norma infatti prevede di fatto la possibilità di condonare gli abusi edilizi, anche di tipo penale, realizzati negli ultimi 5 anni, estendendo la sanatoria normativa introdotta nel 2005, aumentando le possibilità di interventi (fino ad 1,5 metri oltre il limite di altezza massima, fuori dai centri storici). In pratica, si premiano i furbi che hanno agito in difformità rispetto ai piani urbanistici e si incoraggiano altri a fare altrettanto: tanto prima o poi ci sarà un nuovo condono.

Molto meno premiati sono invece gli interventi davvero virtuosi e impegnativi, quelli per qualificare e rendere il patrimonio edilizio più aderente agli standard di efficienza energetica imposti dalla “green economy” nel settore delle costruzioni. Solo alcune delle richieste avanzate dagli ambientalisti, infatti, sono state accolte e in modo giudicato insufficiente. A fronte di una modestissima premialità per interventi che realizzino significativi miglioramenti negli interventi di ristrutturazione, il piano casa infatti premia interventi di sostituzione (demolizione e ricostruzione) che prevedono il parziale ricorso ad energie rinnovabili per la climatizzazione, ma dimentica completamente il tema del risparmio e dell'efficienza energetica, che consente ben superiori riduzioni nei consumi energetici e nelle emissioni inquinanti degli edifici, siano essi di edilizia convenzionale o sociale.

Per il resto, le premialità volumetriche, notevolissime sebbene non giustificate da adeguati miglioramenti delle prestazioni, si spalmano in modo indifferenziato sul territorio, forzando le regole urbanistiche dei comuni e trascurando aspetti molto rilevanti, quali ad esempio l'accessibilità ai servizi di mobilità collettiva da parte delle nuove unità abitative realizzate. Grandi sconvolgimenti urbanistici, dunque? Gli ambientalisti sono scettici: quasi sicuramente il piano casa si attuerà in minima misura, perchè sollecita una edilizia della “crescita senza qualità” in un momento in cui la domanda è scarsa, e quella che c'è chiede molta qualità. Meglio difendere gli incentivi che già ci sono e funzionano benissimo, come la detrazione fiscale del 55% sugli interventi di ristrutturazione energetica degli edifici, che il Governo ogni anno mette incomprensibilmente in discussione.

“Sotto l'incalzare delle scadenze imposte dal 'piano casa' del Governo, la Regione rischia di perdere un'occasione preziosa per sostenere gli sforzi di qualificazione del settore edile verso superiori obiettivi di efficienza energetica - dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - privilegiando invece la libera manomissione dei sottotetti: il piano casa regionale rischia di ripetere il flop della sua precedente edizione, mentre avrebbe potuto essere una tappa rilevante verso il rilancio di un settore strategico per la green economy, il settore delle costruzioni, la cui crisi non è certo dovuto alla scarsità di tetti”.

Tra i peggioramenti introdotti dalla norma, c'è anche quello che prevede di realizzare rimesse interrate in deroga al rispetto del rapporto drenante minimo, anche nei centri storici. Cosa significa? Che anche quegli angolini di verde che offrono un minimo di respiro ai quartieri più congestionati e nei centri storici potranno essere sconvolti per diventare coperture di parcheggi condominiali, su cui notoriamente è difficile piantare alberi. “Una norma che sembra scritta per peggiorare la qualità ambientale delle città - nota Sergio Cannavò, responsabile del Centro Azione Giuridica di Legambiente - nessuno vuole che si continui a parcheggiare auto in strada, ma la soluzione non può essere quella di sacrificare il bene più scarso dei nostri centri urbani, il verde di condomini e giardini di quartiere”.


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Pubblicato il11 novembre 2011