Nuovo sistema di depurazione per il Garda lombardo: gli impianti siano parte di una visione strategica che salvaguardi le acque superficiali


Legambiente "Si scelga di sviluppare il riutilizzo irriguo integrale delle acque depurate, senza che queste raggiungano il Chiese. Non un litro di scarico del futuro depuratore dovrà raggiungere il fiume."

Non un litro di acque di scarico dei nuovi depuratori dovrà raggiungere il Chiese o essere immesso nel lago! Così Legambiente Lombardia e i circoli del bacino del Garda, commentano le ipotesi della nuova impiantistica e delle relative infrastrutture che dovrebbero sorgere a servizio del lago di Garda.

Se, come comunicato dall'AATO, si dovessero trasferire i reflui del Garda al bacino del Chiese, l’operazione comporterebbe impatti che potrebbero essere accettabili solo ad alcune condizioni. La prima è sicuramente l'elevata qualità del trattamento depurativo, oggi condizione possibile grazie allo sviluppo di sistemi ad alte prestazioni; la seconda riguarda gli scarichi delle acque depurate.

Il Chiese, notoriamente, ha grossi problemi di portata, soprattutto nella stagione estiva – proprio quando il turismo del Garda è al massimo – a causa dei fortissimi prelievi idrici a servizio delle coltivazioni agricole della bassa bresciana e mantovana. E’ chiaro che uno scarico del depuratore direttamente nel fiume Chiese sarebbe inconcepibile, potrebbe, infatti, arrivare a sostituire completamente la portata naturale nei periodi più secchi. Nell'ipotesi poi, di localizzazione delle nuove infrastrutture fuori dal territorio gardesano e con lo scarico delle acque nel Chiese, è più che comprensibile la preoccupazione che tale scelta sta generando nelle comunità rivierasche e a tutela del fiume.

Più in generale, trasferire portate d’acqua da un bacino idrografico a un altro è un intervento da fare con estrema cautela, per le conseguenze che ciò può determinare sul regime idrologico e sulla qualità delle acque.

"Come Legambiente crediamo si debbano adottare soluzioni che portino vantaggi ad entrambi i bacini, quello del Garda e quello del Chiese, scegliendo di sviluppare il riutilizzo irriguo integrale delle acque depurate, senza che queste raggiungano il fiume. - dichiarano Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia e i circoli dell'asta del Garda - In pratica, si tratta di studiare la restituzione delle acque depurate in modo che esse diventino tributarie del sistema irriguo derivato dal Chiese. In questo modo gli stessi nutrienti residui, l’azoto e il fosforo che tutti i depuratori faticano a rimuovere integralmente, anziché far proliferare alghe e causare morie di pesce, potrebbero invece essere valorizzati come apporti fertilizzanti nei campi. Per quanto ci riguarda non un litro di scarico deve raggiungere il Chiese!"

In altre parole, di fronte ad un lago vulnerabile come il Garda, che fatica a smaltire eventuali fenomeni di inquinamento per il lento ricambio idrico, diventa essenziale recapitare le acque depurate al di fuori del bacino lacustre per evitare che  il residuo in eccesso dei nutrienti alimenti fenomeni di eutrofizzazione e disegnando, inoltre, un sistema che pensi non solo alla depurazione delle acque ma anche al loro rilascio in e per l'agricoltura.

In questo caso, dovranno essere modificate le regole di gestione delle derivazioni sul Chiese, in modo che ogni mc d’acqua gardesana che verrà apportata alle reti irrigue del bacino del Chiese si traduca in un mc in più di acque fluviali lasciate al Chiese e al lago d’Idro: in questo modo a guadagnare sarebbero tutti, non il solo bacino del Garda: gli agricoltori riceverebbero acque più idonee per l’irrigazione e nel sistema Lago d’Idro – Fiume Chiese verrebbero ridotti i salassi di acque che dal fiume  e dal lago vengono derivati, ogni estate, per irrigare il mais della Bassa.

In tutto ciò, la localizzazione degli impianti gioca un ruolo fondamentale. Abbandonata infatti l'idea di un unico grande impianto, a meno che non si decida per il potenziamento di quello di Peschiera, aumenta l'inquietudine delle popolazioni della Val Sabbia, Valtenesi e della Bassa Bresciana rispetto alle ipotesi di realizzazione di due strutture, Gavardo per l'alto Garda e Muscoline o Montichiari per il medio Garda. "Informare adeguatamente e far crescere il consenso degli abitanti rispetto a strutture necessarie per la corretta gestione delle acque deve essere l'obiettivo degli Enti che governano il percorso verso un moderno sistema di trattamento dei reflui. Senza consenso, anche un impianto di depurazione può portare a lentezze e ritardi di cui, francamente, le nostre acque non hanno bisogno" concludono da Legambiente.

 

Pubblicato il28 dicembre 2018