Nuovo PGT di Milano: bene lo stralcio definitivo delle aree agricole dalle previsioni di urbanizzazione, le aree devono servire a dare corpo al parco metropolitano


Per la grande sfida della milano che accoglie, occorre che l'attuazione del piano si preoccupi di ridisegnare la mobilità urbana

Il piano per la città deve fare i conti con il ruolo di Milano nel contesto più largo: in un'Italia in calo demografico, Milano da anni muove in controtendenza, con una crescita ormai stabile ad un livello di 10.000 abitanti in più ogni anno. Questa è la realtà con cui il Piano deve misurarsi, all'interno ma anche all'esterno del perimetro urbano. Perchè se il dato demografico, legato al saldo migratorio, riflette una realtà di crescente attrattività di persone, lavoro e investimenti, e suona come riconoscimento di affidabilità dell'amministrazione cittadina, non è più possibile non farsi carico degli squilibri che rischia di innescare, all'interno e all'esterno della città, a partire dal rapporto con l'ambito metropolitano. In città, le politiche abitative devono saper sfruttare il flusso di investimenti nei nuovi quartieri per generare opportunità di residenza inclusiva ed integrata, contrastando i fenomeni di gentrificazione e di ghettizzazione che in altre metropoli europee hanno determinato conflitti sociali durissimi. Verso i comuni dell'hinterland, invece, occorre dare vigore al progetto metropolitano: Milano non è in condizione di farsene carico da sola, ma deve innescare processi che includano i territori dei comuni di cintura, a partire dal progetto di parco metropolitano.

 

"Il consolidamento delle aree agricole periurbane, definitivamente strappate a un destino di trasformazione edilizia, è sicuramente un successo che va riconosciuto alla politica urbanistica milanese recente - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - Il nuovo PGT di Milano attesta un traguardo fondamentale nella direzione del contenimento del consumo di suolo, stabilizzando i capisaldi di territorio agricolo e verde che definiscono il confine della città. E' da questi bastioni agricoli che Milano deve sviluppare il parco metropolitano, un progetto che deve essere inclusivo dei comuni circostanti e delle aziende agricole investite in un percorso di ristrutturazione del paesaggio rurale. Occorre però che nella negoziazione con gli investitori immobiliari venga tenuta alta l'asticella dei trasferimenti, sia quelli per il verde urbano che quelli destinati alla coesione abitativa: Milano non può più permettersi, come avvenuto negli scorsi decenni, di scaricare sull'hinterland la domanda abitativa legata ai ceti medi e popolari, deve essere una città accessibile a tutti che sappia integrare nelle azioni di riqualificazione urbanistica il centro urbano e le perifierie in modo da contrastare le disparità sociali e realizzare davvero una città inclusiva.”

 

Ma il raggiungimento dell'importante obiettivo di riduzione del consumo di suolo non basta a fare di Milano una 'green city'. La città resta ancora arretrata sulle politiche di mobilità, che devono viaggiare insieme a quelle di pianificazione del territorio, se si vuole restituire ai cittadini gli spazi verdi di prossimità e di mobilità leggera che ancora sono deficitari nel paesaggio urbano. La gran parte degli spazi della città pubblica è oggi una piattaforma esclusiva per il traffico privato e la sosta dei veicoli di residenti e city users. Dal confronto con le altre città europee, è chiaro che Milano potrà continuare a densificarsi e rigenerarsi solo se sarà in grado di rimettere in gioco queste superfici, dilatandole e rendendole disponibili per altri usi, a partire dal verde e dalla mobilità ciclopedonale. "Il ritardo milanese nel ripensamento della propria mobilità rischia di rappresentare una intollerabile zavorra: le prossime politiche urbanistiche, cominciando dall'attuazione di questo PGT, dovranno dimostrare di essere capaci di mettere in discussione lo spazio destinato all'infrastruttura di mobilità urbana, con l'obiettivo di ridurre il parco auto e gli spazi per la sosta dei veicoli, altrimenti Milano si scoprirà presto una città troppo piccola, congestionata e inquinata per poter continuare ad attrarre flussi di persone e investimenti" conclude Meggetto.

Pubblicato il14 ottobre 2019