Mobilità del futuro? Confindustria è rimasta al Novecento


Legambiente punta il dito contro la Mobility Conference Exhibition. Il fallimento di Pedemontana e Brebemi porti a scegliere la strada della sostenibilità ambientale ed economica per il trasporto

Se l’innovazione nella mobilità, secondo gli industriali lombardi, passa attraverso i chilometri di strade e autostrade che solcano un territorio già martoriato, è la dimostrazione che non stanno guardando al futuro, ma al passato. Traffico, infrastrutture, completamento della rete transeuropea di trasporto, potenziamento dei servizi di mobilità di persone e merci, sono tra i temi trattati nella Mobility Conference Exhibition promossa da Assolombarda e Camera di Commercio di Milano, sui quali Legambiente esprime forti perplessità, perché si continua a parlare di una rete per spostamenti prevalentemente su gomma.

«L’insuccesso di Pedemontana è legato al fallimento del project financing e lo dimostra l’ultima gara per il finanziamento completo dell’opera, andata deserta – dichiara Barabara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Allo stato attuale gli oneri finanziari rimangono a  carico della collettività, così come le devastazioni del territorio».

Pedemontana, infatti, non riesce ad attirare i prestiti delle banche e gli investimenti dei privati che avrebbero dovuto garantire il completamento dell’opera rimasta a metà, attraverso un nuovo prestito ponte da 200 milioni e oltre 3 miliardi per i lotti B2 e C. Nemmeno le banche socie di Pedemontana come Banca Intesa, Ubi e Bcc si sono rese disponibili e hanno avanzato l’idea di ritirare le proprie partecipazioni autostradali entro il 2017. Nessuno si sente di concedere liquidità a un progetto che rischia di essere la fotocopia dell’esperienza negativa di Brebemi.

Nel 2015 la media giornaliera dei transiti sull'autostrada che corre parallela all'A4 è stata tra i 30.000 e i 35.000 veicoli in ambo le direzioni, per un'infrastruttura che è stata pensata per una capacità di 120.000 veicoli al giorno ed è costata ben 2,4 miliardi di euro. Nonostante il pedaggio sia ben più alto dell’A4, gli sperati incassi legati ai pedaggi non stanno garantendo il rientro nei tempi previsti dei capitali investiti. «Si continua ad insistere su una politica che già si è dimostrata fallimentare sostenuta dalla Regione Lombardia, che investe in grandi opere a prescindere dall’utilità e dalla loro capacità di autofinanziarsi. Lo Stato deve intervenire attraverso Anas e restituire quell’autostrada ai cittadini, che l'hanno pagata già tre volte: con le tasse, con le tariffe e con 900 ettari di suolo agricolo cementificato» dichiara Dario Balotta, responsabile dei Trasporti di Legambiente Lombardia.

Pubblicato il08 marzo 2016