Legge regionale di riordino dei Parchi: chiediamo un Parco Agricolo della Pianura Bresciana


Legambiente: “Un’importante risorsa per le comunità locali e per la protezione dei suoli” 

«Evidenziamo una necessità strategica e oggi impellente di salvaguardia del territorio rurale bresciano e pertanto auspichiamo la nascita di un Parco Agricolo della Pianura bresciana. Manca, infatti, una tutela per risorgive, rogge e corsi d’acqua, una protezione che non può che far bene all’agricoltura e che deve vedere i Parchi come unica opportunità di difesa dei suoli, una risorsa per le comunità locali. Questo slancio verso il futuro, ad oggi, non c’è. La nuova legge regionale di riorganizzazione dei parchi non butta il cuore oltre l’ostacolo». È la posizione emersa dell’assemblea che ha visto ieri sera, giovedì 13 aprile, riuniti a Provaglio d’Iseo i referenti locali di Legambiente e il responsabile Parchi e Aree Protette di Legambiente Lombardia, Marzio Marzorati. 

 

Secondo la legge regionale n. 28/2016 dei Parchi, approvata a novembre da Regione Lombardia, le Riserve così come le aree Natura 2000 devono confluire nei Parchi regionali individuati dagli ambiti territoriali. L’indisponibilità del Parco dell’Oglio Nord e del Parco dell’Oglio Sud a collaborare su un progetto condiviso e strategico, che guardi al futuro, continuando invece a procedere tra rivalità e campanilismi, ha costretto la Riversa delle Torbiere del Sebino a richiedere l'aggregazione improbabile con il lontano parco dell’Adamello, nonostante appartenga ad un habitat, ad un ecosistema e a un ambito territoriale diversi. Le capacità tecniche e le competenze che in questi anni ha acquisito il Parco Adamello sarebbero, invece, una risorsa preziosa per rilanciare l’insieme delle aree protette di montagna, in particolare modo le aree Natura 2000 delle Alpi Retiche. In questa direzione Legambiente auspica che si crei una grande macro area delle Alpi, dall’Adamello alla Val Masino e che comprenda anche le tutele rispetto l’agricoltura di montagna e il contenimento dell’arrivo dei grandi predatori. 

 

«Ciò che sta succedendo nell’ambito bresciano però, non è solo frutto della mancata cooperazioni tra i Parchi, ma anche dell’incapacità di Regione Lombardia di realizzare una legge che pianificasse davvero il territorio da tutelare, attraverso una logica lungimirante. Regione Lombardia ha abdicato al suo ruolo di pianificazione – commenta Marzio Marzorati responsabile Parchi di Legambiente Lombardia - e soprattutto non ha dotato la legge delle necessarie risorse economiche che avrebbero favorito le fusioni e le collaborazioni in uno spirito positivo e produttivo».

 

Non si può pensare ai Parchi solo come enti di custodia della biodiversità, che pure resta il loro compito primario, ma anche come promotori di sviluppo agricolo, turistico e comunitario. Ben hanno fatto i Circoli Legambiente del bresciano a ribadire la necessita della realizzazione del Parco della Pianura bresciana a tutela della Rete Ecologica Regionale. Bisogna passare all’azione perché le cose cambino in meglio, anche perché nei Parchi continuano azioni di erosione del territorio a causa di nuove edificazioni, inquinamento delle acque come nel caso del denunciato depuratore di Paratico e inquinamento dei suoli. Aspetti ai quali si unisce la necessità da parte del settore agricolo di ripensare i sistemi produttivi nell’ottica di forme più sostenibili ed ecologiche. 

Pubblicato il14 aprile 2017