L’Amazzonia continua a bruciare: Legambiente al presidio davanti al Consolato del Brasile


Legambiente: “Bisogna intervenire subito per fermare incendi e deforestazione che da decenni stanno contribuendo a depredare enormi porzioni di foresta pluviale per far spazio a allevamenti e colture intensivi, ma anche a dighe e miniere”

Il fuoco continua ad ardere in Amazzonia, patrimonio naturale e culturale dell’umanità dell’Unesco. Gravi le conseguenze per la biodiversità, le popolazioni indigene e il clima globale, nell’indifferenza del presidente del Brasile, Jair Bolsonaro che, anzi, ha rifiutato gli aiuti economici proposti al G7 di Biarritz per intervenire sul disastro in corso e ha dichiarato di voler disporre dell’Amazzonia come crede per il proprio Paese, non riconoscendone il valore ambientale a livello globale. Proprio per protestare contro le politiche scellerate del capo dello stato brasiliano, che stanno contribuendo a incentivare la deforestazione dell'area, Legambiente Lombardia partecipa al presidio davanti al Consolato del Brasile a Milano, promosso dal coordinamento "Milano per il Clima".

 

Il cuore verde del sud America è duramente depredato da tempo, violentato da incendi dolosi e deforestazione indiscriminata per far spazio alle colture principalmente di soia (per il 30%) e all’allevamento intensivo di capi di bestiame da macello (per il 70%). L’eco mediatico di questi giorni ha avuto il merito di portare a conoscenza dell’opinione pubblica mondiale un’attività che, purtroppo, è perpetrata da decenni, supportata da governi accondiscendenti: non solo Jair Bolsonaro che è oggi additato come il maggior responsabile; la grande foresta, infatti, si estende nel territorio di ben nove Paesi dell'America latina, tra cui la Bolivia di Evo Morales e il Venezuela di Nicolas Maduro. Smisurate porzioni di foresta pluviale sono state disboscate in favore del settore idroelettrico per la costruzione di enormi dighe e dal comparto minerario per l’estrazione dei metalli (emblematico il caso del Perù con le sue estese miniere d’oro) che pesano tra l’1 e il 2%, oltre che del mercato del legname per il 2-3% di foresta distrutta (dati fonte rapporto Caritas 2019 Deforestazione: emergenza silenziosa)

 

«Con il presidio vogliamo continuare a scuotere la coscienza della comunità internazionale, perché le politiche di Bolsonaro in Brasile vengano fermate al più presto e si intervenga per arrestare la devastazione in corso in tutta l’Amazzonia, non solo nella parte brasiliana – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. Tutti possiamo e dobbiamo attivarci per salvare un patrimonio inestimabile di biodiversità, considerato che il 10% delle specie animali e vegetali si trovano in Amazzonia. Ogni ettaro di terreno bruciato o soggetto a deforestazione compromette anche il nostro futuro. Per questo pensiamo che anche le istituzioni debbano prendere una posizione. Ci rivolgiamo, pertanto, anche a Regione Lombardia e in particolare all’assessore all’Agricoltura, perché intervenga fermando l'importazione di carne allevata in modo insostenibile e promuova la certificazione di tutta la filiera di produzione, anche a tutela dei consumatori».

 

La Lombardia, infatti, è la prima regione italiana per capi allevati e nutriti con mangimi, spesso OGM, di provenienza sudamericana e per il consumo di carni acquistate in Brasile e poi lavorate sul nostro territorio per ottenere prodotti di qualità, anche con  il marchio IGP, come la bresaola della Valtellina.  

 

L’associazione ricorda che tutti possono fare qualcosa, nel quotidiano, per incidere sulla situazione attuale. Innanzitutto cambiando lo stile di vita: già ridurre sensibilmente il consumo di carne è una presa di posizione, perché la produzione massiva di carne da allevamenti intensivi, ormai globalmente insostenibile, continua a stimolare la razzia di suoli fertili. Inoltre, per arrestare il fenomeno del disboscamento e salvare quanto rimane della foresta pluviale, Legambiente collabora con SOS Mata Atlantica (https://www.sosma.org.br/) che in questi anni ha piantato 22 milioni di alberi autoctoni in un’area di circa 130 Km quadrati e continua a farlo per preservare gli ecosistemi pluviali, grazie al supporto di volontari e donazioni dall’estero.

Pubblicato il05 settembre 2019