Inchiesta su corruzione in provincia di Varese: occhi puntati sul depuratore di Sant’Antonino


Legambiente: “Da anni denunciamo le gravi condizioni delle acque e l’inerzia nella gestione della depurazione. Serve un drastico cambiamento, a partire dall’azzeramento dei vertici delle aziende coinvolte”

Le acque in provincia di Varese sono sempre più torbide e non solo per gli evidenti problemi di inquinamento e mancata depurazione, ma anche per la lunga mano del malaffare che per anni si è protesa sulla gestione del ciclo dell’acqua nel territorio e che, come si sta dimostrando, ha manovrato illecitamente appalti, assegnazioni e amministrazione di impianti. Quanto sta emergendo nell’inchiesta condotta dalla Dda della Procura di Milano, infatti, ha portato alla luce un sistema di affari afferente a Caianiello che ruota anche intorno ad Alfa srl, il gestore unico del Servizio Idrico integrato che serve l’intera provincia di Varese. Nei giorni scorsi Giuseppe Filoni, presidente della società Tutela Ambientale Arno Rile Tenore indagato per abuso d’ufficio, si è presentato spontaneamente dai magistrati per collaborare all’inchiesta, nelle carte compare anche il depuratore di Sant’Antonino di Lonate Pozzolo, sul quale gli occhi di Legambiente sono puntati da anni. 

 

«È un sistema malato da troppo tempo – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. Abbiamo più volte denunciato che la situazione di inquinamento e di inerzia degli enti che avrebbero dovuto gestire la depurazione fosse grave. Oggi è chiaro che una delle cause sia l’intricato sistema corruttivo che per decenni ha controllato tutto quanto ruotasse intorno al ciclo dell’acqua. Che fiducia possono avere oggi i cittadini varesotti nei confronti di chi avrebbe dovuto tutelare questa risorsa vitale? È necessario ora un drastico cambiamento, quindi, a partire dall’azzeramento dei vertici delle aziende coinvolte».

 

Già nell’aprile del 2016 l’associazione aveva presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio (VA) per denunciare schiume molto più evidenti del normale nel tratto del fiume Olona tra Fagnano Olona e Solbiate Olona. Un evento purtroppo ricorrente, ma che si era acutizzato nel periodo tra il 13 e il 24 aprile. Non da meno la condizione in cui versano i depuratori di Olgiate Olona e Gornate Olona, con problemi irrisolti e malfunzionamenti da troppo tempo.

 

Sempre sul fronte depuratori, il 17 Luglio 2017 Legambiente Lombardia si era inoltre costituita parte lesa nel procedimento penale relativo all’inquinamento idrico nei pressi del depuratore Sant’Antonino, inchiesta però in seguito archiviata per l’impossibilità di individuare i responsabili del reato. Oltre all’impianto vero e proprio, Legambiente, insieme ad altre associazioni locali, aveva messo in luce l’abbandono decennale delle vasche di accumulo e dispersione, a presidio delle acque di sfioro del sistema di fognatura e collettamento al depuratore Sant’Antonino, ma posizionate in località Borsano (Busto Arsizio). Tali manufatti, costati decine di milioni alla collettività, congiuntamente alle opere di collettamento e depurazione, avevano lo scopo di liberare i terreni interessati dai reflui provenienti dalla fognatura del comune di Busto Arsizio, che, in occasione di eventi meteorici allagavano le aree in località Borsano. 

 

La lunga storia di problemi legati al depuratore di Lonate Pozzolo registra decenni di sprechi di risorse pubbliche e inefficienze: successivamente al collaudo avvenuto nell’anno 2000, le vasche rimasero prive di gestione e manutenzione e ciò ha comportato un graduale degrado generale dell’impianto, con conseguente perdita della loro funzionalità, tanto che Regione Lombardia aveva dovuto finanziare la loro riqualificazione nel 2008 con una spesa di un milione e 500mila euro, senza però risolvere la questione della gestione. Da novembre 2016 Regione deliberò la cessione al Comune di Busto Arsizio delle opere realizzate da Regione stessa, senza che di fatto cambiasse nulla.

 

«La quota di scarichi illegali è importante, ma sempre più marginale – spiega Lorenzo Baio, responsabile del settore Acqua di Legambiente Lombardia – la pressione derivante dalle acque trattate dai depuratori determina invece effetti sempre più rilevanti, rendendo fondamentale l’attività sistematica di manutenzione e adeguamento degli impianti di depurazione di tutto il bacino. I dati Arpa confermano per il 2018 le scarse prestazioni di 12 dei 47 depuratori presenti nel Bacino Lambro-Seveso-Olona. La Lombardia è già cronicamente in ritardo rispetto agli obblighi imposti dalla Direttiva Acque 2000/60, nata per impedire il deterioramento dello stato dei corpi idrici dell’Unione europea, che ha già subìto una proroga al 2021 o 2027 rispetto alla precedente scadenza al 2015 per il raggiungimento dello stato ecologico buono dei corsi d’acqua e rischia, così, pesanti sanzioni».

 

Uscire da questo groviglio di competenze e inefficienze è ora fondamentale secondo Legambiente, per ridare qualità e dignità alle acque della provincia di Varese, togliendo quella patina di opacità che sta generando troppi danni a carico dell'ambiente.

Pubblicato il15 maggio 2019