Incendio in ditta di gestione rifiuti a Codogno


Legambiente: "Ennesimo caso preoccupante. La chiave è l'end of waste: basta autorizzazioni a ulteriori stoccaggi di rifiuti"

In Lombardia continuano a bruciare rifiuti. È notizia di questa mattina il rogo divampato a Codogno, nel lodigiano, in una ditta di gestione di rifiuti, l’undicesimo caso da inizio anno. Le cause dell’incendio sono in fase di accertamento, così come le irregolarità che a inizio mese erano state riscontrate durante un’ispezione a sorpresa dell’Arpa nella struttura.Legambiente Lombardia sottolinea la necessità che la gestione dei rifiuti venga fatta in modo serio, da persone competenti e aziende affidabili.

 

«Si tratta dell’ennesimo caso di incendio dicapannoni industriali, che diventano luogo di stoccaggio di materiali che spesso non si sa dove conferire – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia–.Il susseguirsi di questi eventi ci pone difronte alla necessità di affrontare il problema alla radice, ponendo al centro il concetto di economia circolare e mettendo in campo da subito provvedimenti volti a rendere più trasparente, sostenibile ed efficiente il settore della gestione dei rifiuti. La risposta sta nel ridurre la produzione di materiali di scarto e nella richiesta dell’attuazione di decreti sull'end of waste. Considerati i troppi incidenti chiediamo di riconsiderare le autorizzazioni ad impianti che incappano in casi di questo tipo e che non vengano concesse ulteriori autorizzazioni per depositi di rifiuti. Visto che prevenire è meglio che curare crediamo che le aziende che si occupano di gestione dei rifiuti dovrebbero dotarsi obbligatoriamente di un sistema di sorveglianza anche la notte per garantire la sicurezza, soprattutto laddove sono presenti materiali potenzialmente infiammabili». 

 

Si resta in attesa di comprendere la natura del rogo accertando le dinamiche e le cause per individuare eventuali responsabilità di quello che a tutti gli effetti, se l’incendio risultasse di origine dolosa, sarebbe l’ennesimo caso di reato ambientale. Quel che è certo è che ancora una volta a farne le spese sono la salute dei cittadini e l’ambiente.

Pubblicato il28 agosto 2019