Erbusco, ampliamento del centro commerciale Le Porte Franche. Legambiente: "Preoccupati che l'ex Cava Noce diventi una discarica"


I cittadini di Erbusco il 29 maggio saranno chiamati, nella consultazione popolare indetta dal Comune, a esprimersi sulla variante al Piano di Governo del Territorio per l’ampliamento del Centro Commerciale “Le Porte Franche”, che prevede una superficie destinata all’attività commerciale di circa 10.000 mq e un’area parcheggi interrata di circa 24.000 mq.

Legambiente si dice preoccupata di un’ulteriore espansione del Centro e della destinazione della terra e delle rocce da scavo estratte per la realizzazione del progetto, che verrebbero stoccate nell’area dell’ex Cava Noce.

 

“Riteniamo non corretta la definizione di recupero ambientale finalizzato all’utilizzo agricolo il conferimento di materiali in una cava che dal 2006 è stata dichiarata definitivamente chiusa – sottolinea Mario Corioni, presidente Legambiente Erbusco – Il progetto potrebbe trasformare un’area, tornata verde e boscosa negli anni, in una discarica aperta in piena Franciacorta, nei pressi dall’abitato e su una falda acquifera”.

 

Dopo la battaglia che aveva portato alla chiusura della cava Noce, ora i cittadini sono nuovamente coinvolti nelle decisioni che riguardano il futuro del proprio territorio. Dalla collina verrebbero estratti 80 mila metri cubi, mentre l’ex cava ne può contenere 1,1 milioni. L’area non verrebbe, quindi, riportata a livello, al contrario di quanto si sostiene nel progetto della società Moretti, proprietaria del cantiere.

 

“Il Comune si dimostra più interessato ai 3 milioni di euro di oneri di costruzione che al benessere del proprio territorio – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Strutture commerciali di grande estensione, con enormi parcheggi, non fanno altro che aumentare il consumo di suolo di un’area già molto urbanizzata, oltre a stimolare il trasporto su gomma e l’aumento del traffico veicolare”.

 

Non ha senso continuare ad insistere nella creazione di nuovi grandi centri, l’associazione ambientalista sostiene che andrebbero valorizzati i negozi tradizionali e le piccole attività commerciali, che soccombono al proliferare degli ipermercati

Pubblicato il03 maggio 2016