Dossier Suolo minacciato, ancora cemento oltre la crisi


Legambiente: "Regione Lombardia continua ad approvare colate di cemento sul territorio e salvare il carrozzone Pedemontana sembra la sua unica preoccupazione"

Lombardia soffocata dalle infrastrutture, superflue. È quanto emerge dal dossier Suolo minacciato, ancora cemento oltre la crisi redatto da Legambiente che, in vista della Giornata Mondiale della Terra, racconta venti storie emblematiche su tutto il territorio italiano per descrivere l’entità del consumo di suolo nel nostro Paese.

«La Lombardia per decenni è stata la regione dove si sono costruiti e soffocati ettari di territorio senza tregua. Oggi si rende necessario non solo uno stop al consumo di suolo, ma una decisa inversione di marcia per recuperare terreno agricolo e suolo fertile.  – spiega Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Eppure questa priorità non sembra essere nell’agenda di Regione Lombardia che, anzi, continua ad approvare colate di cemento per lo più inutili. Opere favorite da una legge regionale del 2001 che, quando ancora non si erano registrati gli effetti della crisi, prefigurava le grandi autostrade come infrastrutture utili per far proliferare capannoni e centri commerciali, e quindi autofinanziabili: ora i fallimenti di quel progetto dovrebbero indurre ad un deciso cambiamento, che punti sulla manutenzione dell'esistente, invece che sulle nuove grandi opere».

La dimostrazione sono Pedemontana, un’autostrada da investimenti record che non solo ha distrutto un territorio fatto di boschi e aree agricole, ma che rimane incompiuta ed economicamente insostenibile; la superstrada Vigevano-Malpensa, che minaccia di asfaltare i campi agricoli del Parco del Ticino; le autostrade da Broni a Mortara e da Cremona a Mantova, che inutilmente replicano collegamenti già serviti da infrastrutture stradali ordinarie.

Pedemontana: 800 ettari di asfalto per quale traffico?

Un’autostrada da record, la Pedemontana Lombarda: 86 km, oltre 5 miliardi di investimento complessivo per un costo, quindi, di quasi 60 milioni a km; 761 ettari di superficie coperta di asfalto e opere, senza contare i cantieri e le cave di prestito per l’estrazione di materiali e gli interventi accessori. Un bilancio di quasi 200 ettari di boschi rasi al suolo: se venisse completata, considerando che al momento ne sono stati realizzati i primi due lotti per una ventina di km, più le tangenziali di Como e Varese, sarebbe la più grande deforestazione mai compiuta in Lombardia dalla fine della seconda guerra mondiale. Eppure, nonostante lo stato di grave congestione della rete stradale, i tratti finora aperti al traffico della nuova autostrada sono sostanzialmente deserti nell’arco dell’intera giornata a causa di un pedaggio tra i più cari d’Italia (22 centesimi/km). «L’opera avrebbe dovuto essere pagata al 75% dai pedaggi. Il suo fallimento è sotto gli occhi di tutti – dichiara Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente LombardiaBasta con questa farsa, si abbandoni il progetto originale. Altro che project financing, questa autostrada è già dello Stato».

Vigevano-Malpensa: una superstrada nei parchi

420 milioni di euro per un’infrastruttura che asfalta alcuni tra i migliori suoli agricoli lombardi: quelli delle campagne milanesi dell’Abbiatense, tra Parco Agricolo Sud Milano e Parco del Ticino, con i loro reticoli di navigli, canali e rogge. La battaglia contro questa arteria si trascina ormai da oltre vent’anni:  contestata, mimetizzata con un ancora più mostruoso progetto di tangenziale ovest esterna, rifiutata ma poi puntualmente ripresentata. Adesso, nel segno dell’impegno assunto dall’ex premier Renzi con il presidente Maroni, parrebbe proprio che le risorse pubbliche promesse diventino realtà.

Da Mortara a Broni e da Cremona a Mantova: la promessa di un’autostrada verso l’Adriatico

Il primo progetto risale al 2003 e prevedeva un’autostrada tra Broni e Mortara e poi Stroppiana (in Piemonte, per l’innesto sulla A26) per uno sviluppo di 70 km. L’autostrada, secondo lo studio di fattibilità, dovrebbe veder transitare 44.000 veicoli/giorno, con notevole aggravio ambientale per il territorio agricolo di Lomellina e Oltrepò, senza farsi carico dei crescenti problemi di manutenzione e adeguamento della viabilità ordinaria, che soffre di connessioni inadeguate per l’attraversamento del Po. L’idea di un nuovo corridoio autostradale, posto a metà strada tra la A4 e la A1 e in concorrenza con il progetto emiliano di una autostrada cispadana, si rianima con il progetto “Autostrada regionale integrazione del sistema transpadano: direttrice Cremona-Mantova”. Complessivamente questo secondo progetto cola asfalto lungo 59 km di pianura agricola, per un costo complessivo di 1.100 milioni, di cui 109 a carico di Regione Lombardia, e il resto a carico della società Stradivaria spa (concessionaria della A21 Piacenza-Brescia), per un totale di 300 ettari di suolo perso.

«Le tempistiche di realizzazione prevedono la consegna nel 2032. Si tratta dunque di un’opera che non pare né indispensabile, né urgente: tra i due capoluoghi infatti esiste già una adeguata dotazione stradale, che richiederebbe solo modesti interventi di evitamento dei centri urbani. È palese che questa autostrada serve solo a chi la costruisce» conclude Balotta.

 

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Pubblicato il19 aprile 2017