Decalogo delle motivazioni per votare Sì domenica 17 aprile


Referendum abrogativo di domenica 17 aprile DECALOGO DELLE MOTIVAZIONI PER VOTARE Sì Legambiente: “Fermando le trivellazioni in mare non si rinuncia ad una risorsa strategica e non si perdono posti di lavoro, ma si può dare impulso agli investimenti sulle energie rinnovabili”  

Guarda qui il video del flash mob in piazza Duomo a Milano

 

Domenica oltre 46milioni di italiani sono chiamati al voto per il Referendum sulle trivelle. Per la prima volta in Italia il referendum è stato richiesto congiuntamente da 9 Regioni. L’unico quesito sul quale gli italiani sono chiamati ad esprimersi, superstite di un pacchetto di 6 inizialmente proposti ma non approvati, riguarda le concessioni di trivellazioni per l’estrazione di petrolio e gas in mare entro le 12miglia. Il testo che domenica si troveranno davanti sulla scheda gli aventi diritto al voto richiede l’abrogazione dell’art. 6 comma 17 della Legge n. 208 del dicembre 2015 che attualmente prevede la possibilità di proroga delle scadenza delle concessioni per 44 giacimenti attivi nelle acque territoriali italiane. Il referendum chiede di porre un termine chiaro alle estrazioni.

«E' assurdo pensare all'astensione come l'estensione di un diritto – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – assumerci una responsabilità come cittadini su un tema ambientale è un dovere prima ancora che un diritto. Non lasciamo in mano alle compagnie petrolifere il futuro del nostro mare. Con una concessione illimitata potremmo trovarci di fronte tra 20anni a una serie di cadaveri industriali, eredità di un futuro in estinzione. Il petrolio è una fonte in esaurimento: noi votiamo Sì pensando ad un futuro di energie rinnovabili e diffuse».

Ecco un decalogo sulle motivazioni del Comitato Vota Sì Ferma le Trivelle, di cui Legambiente fa parte:

  1. Dare una scadenza certa alle trivelle: la vittoria del referendum cancellerà l’ennesimo regalo fatto alle compagnie petrolifere grazie all’approvazione della Legge di Stabilità 2016 che concede loro di estrarre petrolio e gas nei nostri mari entro le 12 miglia senza limite di tempo. Se vince il Sì verrà ristabilita la norma precedente che prevede una scadenza temporale per ogni concessione.
  2. Non si rinuncia ad una risorsa strategica: l’apporto delle attività estrattive entro le 12 miglia marittime in Italia è pari al 3% dei nostri consumi di gas e meno dell’1% di petrolio. Un contributo che è ampiamente compensato dal calo di consumi in atto e che non comporterebbe alcun aumento dell’importazione.
  3. Ci riappropriamo del nostro mare: attualmente solo le compagnie petrolifere che operano entro le 12miglia godono del privilegio di concessioni a tempo indeterminato. Nessun utilizzo di un bene comune dello Stato può essere concesso senza limiti di tempo, come prevede la direttiva comunitaria.
  4. Si dà più forza alle rinnovabili: le fonti di energia alternative ai combustibili fossili già oggi coprono il 40% dei consumi elettrici del nostro Paese. Le rinnovabili sono sempre più efficienti e rappresentano una voce d’investimento crescente in tutto il mondo. Ad esempio incentivando il biometano potremmo ricavare quantità di gas 4 volte superiori a quello estratto nei mari italiani entro le 12 miglia: 8,3 miliardi di metri cubi potenziali. Secondo i dati diffusi dal Fondo Monetario Internazionale in Italia gli incentivi all’energia rinnovabile sono sotto gli 11 miliardi di euro, mentre in Germania, per esempio, superano i 23 miliardi di euro.
  5. Diminuiscono i rischi e abbiamo garanzie sulla dimissione degli impianti: lasciare in mare piattaforme di estrazione senza limiti di tempo aumenta molto il rischio di incidenti. Secondo i dati Ispra, in 30 anni sono state sversate nel Mediterraneo circa 312.000 tonnellate di petrolio, 132 incidenti di cui 52 con sversamento del carico durante il trasporto. Se vince il Sì potremo avere la garanzia che, una volta finite le concessioni, le compagnie petrolifere smantellino le piattaforme, i pozzi e tutte le infrastrutture come previsto dalla legge.
  6. Cancelliamo i privilegi delle lobby: il 70% delle concessioni produttive oggetto del referendum non paga le royalties perché estrae un quantitativo inferiore alla fanchigia prevista dalla legge. Il risultato è che nulla viene versato nelle casse dello Stato per lo sfruttamento di un bene comune. Fino a 80milioni di metri cubi è gratis e chi paga le royalties le deduce dalle tasse. Se vince il Sì l’Italia smetterà di svendere il proprio mare.
  7. Fermiamo le trivellazioni ancora consentite entro le 12 miglia: attualmente in Italia non è permesso ottenere nuove concessioni per trivellare entro le 12 miglia dalla costa, ma nulla vieta che, nell’ambito delle concessioni già rilasciate, siano installate nuove piattaforme e perforati nuovi pozzi, come nel caso di VegaB nel canale di Sicilia e di Rospo di Mare in Abruzzo.
  8. Creiamo altra occupazione nel settore energia: il referendum non metterà a rischio posti di lavoro nel settore dell’estrazione del petrolio e del gas, comparto già in crisi da tempo. Il 35% delle compagnie petrolifere è ad alto rischio fallimento visto il crollo del prezzo del petrolio. Secondo i dati diffusi da Althesys in Italia entro il 2030 si potrebbero garantire oltre 100mila posti di lavoro nel settore delle rinnovabili.
  9. Diamo un contributo alla lotta al cambiamento climatico: alla Cop21 di Parigi dello scorso dicembre il Governo italiano, insieme a 194 Paesi, ha sottoscritto un impegno storico a contenere l’innalzamento della temperatura terrestre entro 1,5 gradi centigradi, dichiarando fondamentale l’abbandono dell’utilizzo delle fonti fossili. Se vince il Sì, l’Italia sarà coerente con gli accordi siglati.
  10. Difendiamo il diritto costituzionale di decidere per le scelte importanti del nostro Paese

Pubblicato il15 aprile 2016