Dalla Goletta dei Laghi le proposte di Legambiente per il lago di Garda


Legambiente consegna a Ministero dell’Ambiente, Regioni e Comuni rivieraschi 4 proposte d’intervento per il Benaco

I tre più grandi laghi del nostro paese, Garda, Maggiore e Como, racchiudono il 70 % delle acque dolci italiane, un patrimonio ambientale e idrico fondamentale soprattutto in considerazione della loro collocazione in regioni maggiormente popolate, industrializzate, sedi di agricoltura e allevamento intensivi. A questi aspetti vanno aggiunte le notevoli valenze naturalistiche che i bacini imbriferi contengono, accrescendone l’importanza ambientale.

A causa delle loro caratteristiche morfologiche e idrologiche, i laghi alpini sono tra gli ecosistemi acquatici maggiormente sensibili ai cambiamenti climatici. Molti studi hanno dimostrato strette connessioni tra clima, proprietà termiche dei corpi lacustri e fisiologia degli organismi acquatici, abbondanza della popolazione, struttura delle comunità e rete trofica.

Il Lago di Garda, che insiste su tre regioni, Veneto Lombardia e Trentino, per la sua posizione geografica e orografica, unitamente alle sue caratteristiche socio-economiche e territoriali, presenta una elevata vulnerabilità agli impatti generati dal cambiamento climatico. È un lago soggetto a diverse pressioni, tra cui certamente i prelievi idrici, il turismo e i carichi di nutrienti e l’eutrofizzazione. Alcuni effetti del riscaldamento globale si stanno già manifestando con una persistenza della stratificazione termica e un rimescolamento incompleto della massa idrica, che possono essere causa di impatti legati alla perdita di specie pregiate, la scomparsa di habitat litoranei, perdita di specie sensibili, fioriture di cianobatteri tossici, anossia delle acque profonde. L’arretramento dei ghiacciai potrebbe avere ulteriori impatti sulla variabilità degli apporti e dei livelli idrici.

Dagli ultimi rilevamenti ISTAT sulle sponde del lago di Garda la popolazione residente è di poco inferiore alle 190.000 unità, che ospita oltre 25 milioni di turisti ogni anno di cui circa il 75% si concentrano nei 4 mesi estivi con una permanenza media di 4,5 giornate pro capite.

A tutti gli effetti il lago di Garda si configura come una tra le più grandi aree metropolitane italiane che, per effetto della pressione esercitata, rischia un vero e proprio collasso ambientale che incide negativamente anche sulla più importante e insostituibile risorsa locale, il turismo. Se da una parte per una corretta e ponderata valutazione sugli impatti è auspicabile un rigore metodologico sulla pianificazione territoriale, che in realtà risulta scarso e perlopiù insufficiente e inadeguato, dall’altra già da tempo si conoscono i punti deboli di un sistema economico che ha fondato la propria crescita su modelli assolutamente irrispettosi dei luoghi e degli ambienti che producono tale ricchezza.      

Al tal fine, per meglio comprendere gli effetti, avvenuti o attesi, relativi ai cambiamenti climatici sulle proprietà fisiche lacustri e sulle aree direttamente connesse, risulterebbe utile sviluppare studi finalizzati ad una pianificazione di area vasta, unica in grado di suggerire scenari per una governance territoriale ecosistemica. A titolo esemplificativo andrebbero indagati gli insediamenti, la mobilità, la raccolta dei reflui, la raccolta dei rifiuti, gli aspetti biotici e abiotici delle rive e dei fondali, gli aspetti meteorologici, la temperatura dell’acqua, la qualità delle acque e dell’aria, l’uso del suolo e tutte quelle componenti che possono produrre effetti sull’ecosistema lago di Garda.

Legambiente, in occasione della campagna Goletta dei Laghi 2017, intende farsi attore e interlocutore per un nuovo inizio che riguardi la salvezza del lago proponendo una prima serie di proposte relative, alla gestione del corpo idrico, con particolare riferimento alle criticità in merito alla rete di depurazione.

In questi ultimi anni si è diffusamente palesata la necessità di intervenire sull’impianto per la raccolta dei reflui, collettore pensato e progettato alla fine degli anni settanta del secolo scorso e realizzato nel decennio successivo. Un collettore colabrodo costato 206 miliardi delle vecchie lire che, tra gli aspetti maggiormente negativi, mescolava e ancora mescola acque bianche e acque nere. Ogni volta che piove gli oltre 110 km di tubazioni vanno in tilt e automaticamente riversano a lago tutto il loro carico di fosforo, contribuendo giorno dopo giorno ad alimentare il pericolo alghe e il processo di eutrofizzazione delle acque più profonde. Sotto accusa ci sono anche gli immissari del Garda ignorati dal collettore, veri e propri veicoli di scarichi molto spesso, ma non esclusivamente, abusivi. A tutt’oggi, infatti, sono inesistenti i regolamenti edilizi comunali che impongano l’allacciamento alle reti fognarie e/o alla separazione delle acque piovane con la creazione di vasche di raccolta. Difficile quindi conoscere i numeri relativi agli allacciamenti. Di certo sappiamo che i prelievi di campioni d’acqua effettuati ogni anno dai tecnici di Goletta dei Laghi alle foci degli immissari ci restituiscono dati negativi, costantemente oltre i limiti di legge. Allo stesso modo sono i molteplici i testi e gli studi effettuati da idrobiologi, supportati da Università o Istituti di ricerca, che riportano, oltre all’eutrofizzazione, altri problemi ambientali emergenti, tra cui le fioriture di cianobatteri potenzialmente tossici (GARIBALDI et al., 2000; SALMASO, 2000), il riscaldamento delle acque, la contaminazione da microinquinanti organici (GALASSI et al., 1992; PROVINI et al., 1995; BETTINETTI et al., 2005).

Recentemente i due principali gestori del sistema idrico integrato sul Garda, per il Veneto AGS (Azienda Gardesana Servizi) e Garda Uno per la Lombardia, hanno presentato un progetto per un nuovo impianto di collettamento in sostituzione dell’esistente. Fin dal primo momento Legambiente, che ha sempre contestato aspramente l’efficienza e l’efficacia dell’attuale vecchio impianto, si è messa in prima fila a sostegno del nuovo corso, dichiarandosi disponibile a discutere e ricercare le migliori soluzioni per garantire non solo le migliori tecnologie disponibili, ma anche per promuovere sul territorio la partecipazione e la condivisione di tale progettualità.  

Il nuovo impianto di collettamento è, infatti, una grande occasione per promuovere un nuovo corso e una nuova vita al lago di Garda.

Legambiente si impegna, con queste proposte rivolto ai cittadini e a tutti i livelli istituzionali a:

 

  1. promuovere la redazione del progetto definitivo ed esecutivo, nonché la sua realizzazione, del nuovo impianto di collettamento del Garda, ampliato anche alle parti di territorio direttamente connesse se pur non scolanti nelle acque del lago. Indispensabile per questo impegnarsi a ricercare ogni forma di finanziamento possibile, a partire dalle risorse deliberate lo scorso dicembre dal CIPE provenienti dai FSC (Fondi per lo Sviluppo e la Coesione) disponibili, tra gli altri, per progetti inerenti i Sistemi Idrici Integrati e la Qualità dei corpi idrici. Essendo tali fondi comunque additivi, vanno ricercate risorse proprie derivanti, ad esempio, dalla tassa di soggiorno, o da una tassa di scopo a carico dei turisti, o altre forme ricadenti sul territorio gardesano;

 

  1. Introdurre, per tutte le dinamiche che coinvolgono il Garda, il concetto di "limite", in particolare per l'edificabilità, le presenze turistiche e la viabilità. Il nuovo impianto di collettamento non deve in alcun modo essere il veicolo per proseguire con gli stessi modelli di sviluppo fin qui adottati che hanno sottratto suolo e ambiente. Il suolo è prezioso e non rinnovabile, limitato e finito. Preservarlo è “conditio sine qua non” per garantire la continuità di un turismo di qualità, unico modello in grado di garantire ambiente ed economia locale, paesaggio e qualità della vita per residenti e ospiti.

 

  1. Promuovere uno studio approfondito sulla fascia perilacuale che ne preveda la rinaturalizzazione. Gli habitat costieri contengono molti elementi naturali che si intrecciano con l'ecosistema lacustre per formare una rete ecologica. La vegetazione, i sedimenti e il detrito giocano un ruolo importante nei cicli vitali dei pesci e della fauna costiera. Gli studi di Osbom e Kovacic (1993), e non solo, hanno dimostrato che le fasce riparie, sia di tipo erbaceo che arbustivo/arboreo, possiedono una efficace capacità di intercettazione dei nutrienti provenienti dalle aree agricole adiacenti, abbattendo anche oltre il 90% del contenuto di azoto e fosforo nell' acqua di scorrimento superficiale e subsuperficiale, che afferisce al corpo d'acqua. Le note sono tratte da una pubblicazione di ISPRA e APPA di Trento che indicano le modalità di rilevamento dell'Indice di Funzionalità Perilacuale come strumento di supporto alla definizione della qualità ecologica delle acque dolci, come indicato dalla Direttiva 2000/60/CE.

 

  1. Valutare lo stato di salute dei corsi d’acqua che scendono a lago, promuovendo periodici prelievi delle loro acque per verificare la presenza di inquinanti, organici e non. Conoscere la qualità delle acque dei torrenti permette di individuare eventuali scarichi abusivi o mancati allacciamenti alla rete fognaria locale. L’obiettivo in capo alle amministrazioni locali sarà quello di fornire reti adeguate per la raccolta separata delle acque nere da veicolare nel nuovo collettore, promuovendo una riforma dei regolamenti edilizi che privilegi ed incentivi la realizzazione di vasche per la raccolta delle acque piovane.

 

  1. Istituire un Osservatorio Interregionale per il Garda, che riunisca tutti gli attori del territorio, da quelli istituzionali alle associazioni accreditate, con compiti di tutela dell'ecosistema e di promozione di attività scientifica e di ricerca per la formulazione di proposte idonee alla definizione di politiche di valorizzazione del territorio gardesano.
    Porre, tra gli obiettivi principali dell’Osservatorio, la definizione di uno studio sui servizi ecosistemici ai quattro livelli (di base, di fornitura, di regolazione e ricreativi) così da avere un quadro chiaro e dettagliato sul valore economico generato dal Benaco.

 

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Pubblicato il17 luglio 2017