Con la chiusura del contratto di finanziamento a Brebemi, dopo continui rinvii legati all'indisponibilità degli investitori privati a rischiare i propri soldi per finanziare un'autostrada sostanzialmente inutile, si apre un nuovo capitolo dell'uso distorto delle risorse di liquidità, il bene più raro e prezioso in questi anni di crisi: anzichè investire in sviluppo e imprese, i soldi dei risparmi postali degli italiani serviranno a spalmare asfalto nella Pianura Padana, facendo chiudere qualche decina di imprese agricole. Avere la certezza del finanziamento di 1,8 mld, il costo della Brebemi esclusi gli oneri finanziari, due anni dopo l’avvio dei lavori, è poi una anomalia tutta italiana ed un modo singolare di interpretare la finanza di progetto, un vero azzardo. Ma del resto un azzardo è quello di pensare di coprire i costi dell’opera (triplicati nel frattempo) con pedaggi quadrupli rispetto a quelli della parallela e concorrente A4 sulla Milano-Brescia in una fase di traffico calante. Cosi come è impensabile far rientrare i capitali investiti con un’autostrada che una volta completata finirà nei campi di Melzo e in un nuovo collo di bottiglia, perché la Tangenziale esterna milanese, a sua volta, non trova i finanziatori dei 33 km di nuova inutile autostrada.
“Prendiamo atto che il maggior finanziatore di Brebemi con 750 milioni, la Cassa deposti e Prestiti, sta operando come una nuova IRI - sentenzia Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia - Infatti anziché finanziare l’economia reale a tassi agevolati usa i risparmi postali della tesoreria dello Stato per finanziare autostrade di dubbia utilità mentre imprese e Comuni sono soffocati dai debiti e la disoccupazione esplode”.
Ma l’altra grave anomalia sta nel fatto che nel board della Cassa Depositi e prestiti vi sia Guido Podestà, il presidente della provincia di Milano che, approvando il finanziamento a Brebemi, ha approvato questo finanziamento alla Serravalle (controllata dalla Provincia, cioè da se stesso) che detiene l’8% della stessa Brebemi.
“Ogni piano per giustificare l'impossibile redditività delle nuove autostrade lombarde è inficiato da commistioni e conflitti di interesse che nulla hanno a che fare con meccanismi moderni e trasparenti di finanziamento, e men che meno di una politica di sostenibilità dei trasporti regionali - conclude Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia -. Maroni purtroppo si conferma come il continuatore della disastrosa politica dei trasporti delle ultime giunte Formigoni, speriamo che le forze di opposizione questa volta battano un colpo, o sarà un disastro non solo per l'ambiente, ma anche per l'economia lombarda”.
L’ufficio stampa Legambiente Lombardia Mario Petitto 02 87386480
