Bergamo-Treviglio: cambiano i nomi ma non cambia la sostanza


In Provincia presentato il nuovo tracciato del collegamento diretto tra la bassa bergamasca e il capoluogo

Questo pomeriggio in Provincia andrà in scena l’ennesima puntata della telenovela bergamasca ambientata nel mondo della mobilità, con la presentazione dell’ultima versione del tracciato della Bergamo-Treviglio. Secondo le indiscrezioni pubblicate sulla stampa il nuovo tracciato dovrebbe consumare il 50% in meno di territorio rispetto ai progetti precedenti. La Provincia di Bergamo è passata da dichiararsi contraria al progetto ad esserne promotrice.

Il tavolo partecipato promesso pubblicamente, ormai 3 anni fa, non si è mai insediato né è mai stato convocato, con la scusa che “tanto non c’erano novità di cui parlare”. Nel frattempo Pasquale Gandolfi, Consigliere provinciale delegato alle infrastrutture, dialogava con Autostrade Bergamasche (la società presieduta dall’ex presidente della Provincia Ettore Pirovano). Tutto questo a danno della “partecipazione” dei territori e di chi contro il collegamento diretto Bergamo-Treviglio aveva raccolto 10.000 firme. Un deciso volta faccia rispetto alla decisione iniziale di “costruire un progetto condiviso tenendo conto delle necessità reali del territorio”.

La Provincia ha predisposto un calendario degli incontri separati che terrà con i singoli sindaci sul tema. Una pratica purtroppo già ben nota nella nostra regione ai tempi della presidenza Formigoni, che permette tramite trattative separate di portare a casa i risultati desiderati promettendo il minimo indispensabile. Uno stile che poco si addice ad un ente pubblico.

“Siamo stupiti del comportamento della Provincia di Bergamo. Si arriva a una decisione così importante ancora una volta senza aver tenuto conto dell’opinione dei cittadini e di quanti in questi anni hanno lottato per salvaguardare il territorio – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia La nuova proposta non presenta grandi novità rispetto al passato: si continua ad insistere e a credere di poter risolvere i problemi del traffico costruendo nuove grandi e costosissime infrastrutture, incentivando di fatto l’uso dell’auto privata, senza rendersi conto delle vere esigenze del territorio. Bergamo non ha bisogno di nuove impattanti strade che contribuiscono ulteriormente al problema della frammentazione degli habitat. Il territorio è già esasperato dalla cementificazione, sono spariti 35mila ettari, a discapito di aree agricole e del verde. Fermare il consumo di suolo è un obiettivo prioritario, insieme alla mobilitazione dei cittadini a cui chiediamo di dare un segnale forte e di firmare la  la petizione sul sito www.salvailsuolo.it per chiedere all’europa di intervenire con una una direttiva europea a tutela del suolo come bene comune”.

Nel merito l’infrastruttura si caratterizza per la novità dell’innesto diretto sull’asse interurbano della città: il tratto di connessione attraverserà il PAE, passando in prossimità del Santuario della Madonna dei Campi. Inoltre il percorso, spostato più ad est rispetto al precedente tracciato, attraverserà la pianura centro orientale, collegandosi alla Bre.Be.Mi. a Caravaggio. Una zona, questa, nella quale Legambiente teme che potrebbero scatenarsi nuovi appetiti edificatori, in un territorio al momento meno antropizzato. L’infrastruttura ha sì una corsia in meno, ma la parte nord è caratterizzata da una proposta di discutibile fattibilità tecnico-ingegneristica, senza evitare esborsi economici notevoli, e dalla totalmente errata proposta d’innestarsi direttamente sull’asse interurbano, che già ora versa in condizioni critiche con volumi di traffico superiori alle sue capacità. Questo innesto non farà altro che contribuire a farlo collassare del tutto.
Ci poniamo dunque e nuovamente la domanda: “La Bergamo-Treviglio, in termini d’investimenti economici, devastazione del territorio e danni alla salute per gli alti livelli di inquinamento atmosferico che il traffico comporta, è un gioco che vale la candela?”

Pubblicato il17 febbraio 2017