Area Expo: ma non avevamo detto parco?


No ad una sommatoria di aiuole sparse o al verde diffuso che tanto piace agli sviluppatori immobiliari. Legambiente: "Il successo del Parco Scientifico Tecnologico passa anche attraverso la qualità ambientale dell’area e può convivere con un progetto verde di agricoltura urbana"

Fare a meno del parco sull'area Expo? Legambiente non ci sta e lo ribadisce in occasione della presentazione di Human Technopole a Milano alla presenza del premier Matteo Renzi.

"Un parco è un parco nel vero senso della parola, non una sommatoria di aiuole sparse. Per questo diciamo un secco NO ad un progetto di verde diffuso, che tanto piace agli sviluppatori immobiliari - protesta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - Noi pensiamo che il modo migliore per perpetuare l'eredità di un evento denso di significato, come è stato l'Expo dedicato a 'nutrire il pianeta', sia realizzarvi un grande esperimento di parco agricolo urbano, accessibile a tutti da subito, ma anche coordinato con le attività di ricerca ecologica agraria dell'Università di Milano. Alle istituzioni chiediamo di mantenere alta l'attenzione, affinché le preoccupazioni di Arexpo sulla sostenibilità finanziaria dell'operazione non travolgano le aspettative della città".

I cittadini milanesi lo hanno detto chiaro quando sono stati consultati dai referendum civici, il PGT di Milano lo prevede e Legambiente non l'ha dimenticato: nel futuro dell'area Expo, collocata in un quadrante soffocato dal cemento della metropoli milanese, c'è bisogno di respirare, ci deve essere un polmone verde.

No, dunque, a ipotesi di aree esterne di verde compensativo e ancor meno alla proposta per nulla suggestiva avanzata nel Masterplan di un parco diffuso, con aree verdi sparse a macchia di leopardo, all'interno del recinto che fu dell'Esposizione Universale. SI, invece, al recupero delle aree dismesse e svuotate dai padiglioni con sperimentazioni agricole già possibili e collocabili sull'area.

Pubblicato il27 settembre 2016