L'intervento di Barbara Meggetto, presidente uscente di Legambiente Lombardia al Congresso Regionale 2019


Assemblea dei soci - Milano 26 ottobre 2019, Auditorium Teresa Sarti

Carissime e carissimi, care e cari compagni di viaggio di questa avventura chiamata Legambiente, grazie per essere qui. Sono felice di rivedervi oggi, in un giorno importante per l'associazione. 

 

Apriamo questa assemblea dei soci - che per tutti rimane il Congresso - in un luogo intitolato a una donna: Teresa Strada, la fondatrice di Emergency. Ricordare la figura di Teresa di questi tempi, credo sia importante quanto, per noi lo è non dimenticarci di una delle madri dell'ambientalismo, Laura Conti. Qualcuno ha detto di Laura che aveva "obiettività scientifica e partecipazione affettuosa, lucidità di analisi e impegno militante"... sembrano le caratteristiche con cui è cresciuta e si è consolidata Legambiente!  

 

Stefano Ciafani, presidente nazionale a cui va il nostro caloroso saluto, mi ha detto, che abbiamo voluto, ancora una volta, essere originali! Il nostro congresso si apre infatti con tre tavole rotonde a cui abbiamo chiamato amiche e amici di Legambiente ma anche apparenti avversari, li saluto e li ringrazio per aver accettato il nostro invito, per indicarci nuove prospettive e orizzonti, quelli che a noi sembrano sfuggire o non essere così chiari.

 

Ci annoiamo a ripeterci sempre uguali! Sappiamo che dobbiamo abbandonare la nostra confort zoneper affrontare la crisi climatica che ci impone una diversità, un cambiamento radicale. Siamo di fronte a variazioni impreviste e imprevedibili. Ed è la nostra capacità di uscire dal guscio che ci rende resilienti di fronte alle sfide future. Sfide enormi, di cui l'adattamento è tra i fattori fondamentali per la sopravvivenza dell'umanità. 

 

Non so se capita anche a voi ma, ripensando a questi quattro anni, rispetto al 2015, sembra di essere entrati in un'altra epoca. Il 2015 è stato un anno carico di eventi, anche di una certa euforia. Allora, si stava faticosamente uscendo dalla crisi economica; l'Expo aveva fatto risorgere Milanoe il genio italico, sempre in bilico tra il fallimento e la più grandiosa delle opere. Al Governo c'era Matteo Renzi, Federica Mogherini era Alto Rappresentante per gli Affari Esteri in Europa e all'Ambiente c'era Galletti. Dopo vent'anni finalmente veniva approvata la legge contro i reati ambientalie prendeva vita il nuovo Codice del Terzo Settore. In Lombardia teneva banco all'ambiente l'Assessore Terzi. Tre milioni di lombardi, per una sfida più muscolare che di sostanza, votarono per l'autonomia regionale.

 

Quattro anni dopo, ci ritroviamo con un Governo al secondo round, che spera di non finire al tappeto, un nuovo assessore regionale all'Ambienteal cui assessorato, ci auguriamo per autentica convinzione, è stato aggiunto il tema del Clima, e una Lombardia con troppi fronti di emergenza aperti. 

 

Parchi e aree protette stanno scivolando verso un lento declino per l'incapacità di guidare e sostenere adeguatamente il sistema verde lombardo; l'agricoltura ha ancora lo stampo dei grandi interessi e non coglie la modernità del cambiamento; l'amianto continua ad essere un'emergenza dimenticata; una mancanza di pianificazione impiantistica sta portando scompiglio nei territori sovraccaricati di esempi spesso speculativi che rendono vani i tentativi di andare verso una Lombardia rinnovabile e sostenibile. Sulla qualità dell'aria, ancorché le misurazioni annuali ci riportino ai limiti di legge, i picchi di smog nelle città sono alimentati dal traffico, da un'attività zootecnica troppo intensiva e da un'agricoltura che spande fanghi quando non deve. E, parliamoci chiaro, lemisure introdotte- incentivi e black box - rischiano di essere inefficaciperché utilizzate più per disinnescare la protesta degli automobilisti che per ottenere un risultato reale. E le nostre "fresche e dolci" acque? Fin troppo bistrattate, oggetto di procedure di infrazione e di scarichi illegali e di un sistema fognario e depurativo da regione depressa. Viviamo in una Regione in cui la nostra presunta eccellenza ha divorato beni comuni e risorse, lasciando macerie in ogni territorio lombardo: milanese, pavese, lodigiano. Per non aprire il capitolo della provincia di Brescia, soffocata da una somma di inquinamenti. O veleni, come dice qualcuno. 

 

Da tempo abbiamo lanciato la sfida di una Lombardia davvero Sostenibile. L'assessore all'Ambiente Cattaneo ha fatto un primo passo con il Protocollo lombardo per lo Sviluppo Sostenibile. A lui diciamo che non è abbastanza. Oggi la politica regionale naviga senza rotta, incapace di una visione strategica, impegnata solo in risposte parziali e prive di capacità di cambiamento reale. Occorre fare di più e in minor tempo, se vogliamo davvero rallentare la corsa di un clima impazzito. Possiamo farcela? Forse, semplicemente, dobbiamo. 

 

Cambiamento

"Non cambierai mai lo stato delle cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta". Le parole di Fuller, l'inventore della cupola geodetica, uno che diceva anche che la guerra è obsoleta, ci riportano al punto. Cambiare... come? E cosa? 

 

Sappiamo che se non cambiamonoi la realtà, la realtà poterà con sé un cambiamento che potrebbe non piacerci affatto. Anzi è certo, non ci piacerà. Cara Legambiente, ci aspetta un duro lavoro per convincere quanti incontriamo sul nostro cammino a intraprendere azioni e stili di vita sostenibili. Siamo pervasi da uno stile di consumo che arriva da lontano, dall'idea di una crescitavista come soluzione. Ci siamo accorti da tempo che lo sviluppo senza limiti è stato anche troppo dispendioso di energie, ha toccato molti ma non è stato e non è per tutti ed ha cambiato i modi e i tempi delle relazioni, a volte peggiorandole. 

 

Ora, per dirla alla Greta, "è semplice, o si cambia o si soccombe". E mi sembra che noi vogliamo lasciare un mondo diverso. E vivere pienamente. Per questo oggi più che mai servono politiche che orientino e ci diano la dimensione dell'impronta ambientale del nostro vivere. Servono soluzioni concrete perché, per sconfiggere i tanti a cui importa poco della crisi ambientale, dobbiamo lavorare sui molti che non trovano risposte. O trovano quelle sbagliate. 

 

Cambiare il modello economico! Questo è il grido d'allarme delle ragazze e dei ragazzi dei Global Strike for Future. Ma come? Con quale nuovo modello e, soprattutto in quanto tempo? Oggi abbiamo in campo l'economia civile (un modello inclusivo, partecipato e sostenibile che supera il profitto) abbinato alla green society (la domanda di nuovi stili di vita che crea mercato), l'economia circolare e quella green che stanno già provocando un cambiamento di rotta. Forse però non lo riusciamo a cogliere. Credo che tra i tanti obiettivi che ci porremo con la nostra Agenda delle azioni concrete per cambiare il clima il Lombardia, che sarà messa ai voti nel pomeriggio, debba esserci anche posto per riflettere su come l'economia possa contribuire a rallentare la crisi climatica. Cambiare economia per cambiare il clima, dunque

 

Coraggio

"Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno". Sant'Agostino. 

Purtroppo la paura non trova sempre il coraggio ad attenderla, ma solo altra paura. Che giorni bui abbiamo vissuto! Sono passati? Non credo, sono solo nascosti, in attesa di ritornare con prepotenza se non riusciamo a riconoscerli e li contrastarli con forza. Constato con qualche amarezza di troppo che solo l'avidità e la superbia dei singoli ha interrotto quel vomito di parole contro, tanto caro al peggior populismo. 

Noi dobbiamo e possiamo trovare il coraggio civile di andare oltre. Per questo ci occupiamo anche di temi che sembrano, ma non lo sono, lontani dalla nostra mission. Forse dobbiamo solo comunicarli meglio perché abbiamo più forza e siano meglio compresi.

 

In troppi, in questi anni, hanno tentato di riportarci indietro, a una dimensione da Terzo Settore più che altro assistenzialista, ancorché utile, ma limitante e limitato. Orgogliosamente, tra mille difficoltà, abbiamo avuto la forza di non farci mettere in un angolo. L'abbiamo fatto insieme a tante associazioni, creando reti e alleanzeche hanno dato origine a lunghi racconti. Dal Forum del terzo settore ai Ciessevi, da Pace in Comune a Fondazione Triulza, all'Osservatorio per il Parco dello Stelvio al tavolo delle associazioni ambientaliste di Fondazione Cariplo. È assieme agli altri che vogliamo spingere l'acceleratore del cambiamento! Dobbiamo diventare, tutti insieme degli influencerdella sostenibilità ambientale. 

 

La Civil Week, la settima che si svolgerà a Milano dal 5 all'8 marzo, dedicata alla società civile può forse essere il luogo giusto per lanciare un laboratorio in cui tutte le grandi associazioni ambientaliste lombarde creino un'alleanzaper fermare la crisi climatica accogliendo anche, e soprattutto, i tanti giovani che protestano. Un luogo aperto di scambio e confronto, che lanci messaggi e azioni concrete. Una nuova sfida accanto a quella di continuare a guardare al futuro. 

 

Abbiamo il grande compito di immaginare il futuro e di provare a metterlo in pratica. Ci siamo riusciti sui temi a noi più congeniali. Ad esempio con il car sharing, il primo a Milano; contro il consumo di suolo, facendo entrare a pieno titolo il suolo come bene comune; con le vertenze legali a volte al limite dell'impossibile con cui abbiamo salvato tante aree da inutili speculazioni o ripristinato un diritto; piantato tanti alberi con il Bosco di Lorenzo; attivato processi per la creazioni di parchi e aree naturali; prodotto tanti dati e dossier che altri usano. Creatori di futurosostenibile, un dovere che ci spetta. 

 

Lo dobbiamo alle ragazze e ai ragazzi che hanno riempito le piazze in questi mesi per dare la sveglia agli adulti. È nostro dovere affiancarli con la pazienza e la costanza delle madri. Non possiamo permetterci che non vedano un futuro, il loro futuro, e quello del pianeta. Facciamolo per trovare tra loro anche i leader di domani attraverso uno degli strumenti più importanti che abbiamo: i circoli di Legambiente nei territori. 

 

Relazioni

“Potete immaginarecreare e costruire il luogo più meraviglioso della terra, ma occorreranno sempre le personeperché il sogno diventi realtà." Walt Disney

In un mondo sempre più digitale, troveremo il modo di non perderci? In futuro, le relazioni tra le persone saranno considerate un vero tesoro. Saranno, forse, la nostra salvezza. Non le identità nascoste, a volte anche rubate, dai nostri devices ma persone con cui condividere. In questo, il Terzo Settore, e soprattutto Legambiente, rappresenta uno degli orizzonti più avanzati di incontro tra persone di origine, estrazione e condizione diverse. Una comunità inclusiva, determinata, rispettosa, arrabbiata ma tanto, tanto necessaria. Un grande NOI, formato dai circoli in coordinamento tra loro e con il regionale. 

 

Governare Legambiente Lombardia è un impegno quotidiano, una grande passione che attraversa cuore e cervello. Una ragione per cambiare e per conoscere, se stessi e gli altri. 

 

Per me un'esperienza straordinaria che, come ci siamo detti in direzione e in direttivo regionale, che ringrazio per l'impegno di questi quattro anni, dovrebbe trovare una continuità oggi. Con un obiettivo preciso: costruire il cambiamento del prossimo futuro. 

 

Per governare un'associazione come la nostra non si può essere da soli. E, io, non posso che ringraziare in primis il vicepresidente Marzio Marzorati che ha espresso il desiderio di non ricandidarsi. Lo ringrazio per l'entusiasmo, a volte anche troppo, per le contraddizioni spesso faticose ma che aiutano a fermarsi un attimo per comprendere meglio e poi ripartire.  È stata una bella scommessa quella di questi quattro anni. L'abbiamo vissuta a mille anche scontrandoci ma riconoscendo nell'altro un valore innegabile. Grazie per l'intelligenza messa in campo, l'aiuto e l'affetto dimostrato nei miei confronti. 

 

Ringrazio Simona Colombo che, con generosità e spirito di servizio ha deciso di accettato un cambio di responsabilità. Il presidio delle progettazioni è fondamentale per l'associazione e sarà affidato a lei. Grazie davvero per l'impegno e la pazienza. 

 

Non è più il tempo degli uomini soli, figuriamo se lo è quello delle donne! Ho chiesto ad Andrea Causo di aiutarmi nel difficile compito di governo dell'associazione. Ve lo propongo come direttore, coadiuvato da Lorenzo Baio. E considerato che finalmente riusciamo a trovare un po’ di equità di genere,  a Valentina Minazzi ho chiesto di mettersi a disposizione per costruire una nuova vicepresidenza. 

 

Una squadra che nata naturalmente in questi anni di lavoro insieme in ufficio e nella direzione regionale, a cui chiedo di dare fiducia e anche una mano per essere sempre più solida e decisa. 

 

Un ringraziamento va all'ufficio regionale per aver supportato e sopportato la mia persona. Grazie di cuore! Ci aspetta un grande lavoro, ripartiamo!

 

E infine un grazie agli affetti più cari, ognuno di noi sacrifica il proprio privato per mettersi a servizio dell'associazione. Solo la comprensione reciproca consolida i legami! Grazie!

 

Abbiamo davvero tanto lavoro da fare. Il mondo non aspetta, il cambiamento climatico non aspetta le nostre decisioni, i giovani ci pressano per essere protagonisti. Abbiamo la rotta ben chiara e una barca solida su cui viaggiare, che si navighi in acque interne o in mare aperto, sa prendere il giusto vento per andare oltre. Proviamoci insieme! 

Buon congresso a tutti!

 

 

Pubblicato il26 ottobre 2019