Legambiente scrive ai consiglieri regionali lombardi


 Ecco la nostra agenda per uscire bene dalla crisi

 lettera aperta

 

-     a Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia

-     agli eletti nel Consiglio Regionale della Lombardia

 

Oggetto: Appunti per una Lombardia competitiva e coesa sulle sfide ambientali

 

Cari eletti, care elette

ci congratuliamo per il consenso ricevuto da ciascuno di voi nella recente consultazione elettorale, e vogliamo farlo sottoponendovi la nostra agenda ambientale: non si tratta certo di un programma politico anche se siamo certi che ciascuno e ciascuna di voi potrà trovarvi assonanze nel programma dello schieramento entro cui si è candidata. E' piuttosto un pro-memoria di priorità, che la nostra associazione ha avuto modo di verificare e correggere negli anni, nella interlocuzione con imprese, famiglie, istituzioni locali e comunità scientifica, su cui ci aspettiamo che la Regione assuma impegni risolutivi e, in alcuni casi, ripensi scelte rivelatesi sbagliate e insostenibili, a partire dai programmi di grandi infrastrutture per la mobilità.

La nuova legislatura regionale si colloca in un momento di scelte cruciali: scelte che riguardano l'uscita dalla crisi quando molta aspettativa è riposta su temi quali la green economy, il nuovo urbanesimo, il contrasto di fenomeni come la criminalità organizzata e la corruzione di sistema. Sullo sfondo, ma assolutamente prioritaria, c'è la strategia europea contro il cambiamento climatico, a cui anche l'Italia e la Lombardia sono tenute a contribuire: agli osservatori più avveduti da tempo non sfugge che l'imperativo climatico non è solo un obbligo morale verso le future generazioni, ma anche la base di un nuovo modello economico. Eludere gli impegni di riduzione delle emissioni significa rinunciare ad una moltitudine di opportunità per rendere efficienti i sistemi produttivi e insediativi in rapporto alle risorse ambientali. L'inquinamento e lo spreco di risorse sono componenti di un sistema economico e sociale obsoleto, che si condanna all'emarginazione: una sorte che non possiamo accettare per la Lombardia.

In questo contesto di grandi cambiamenti non sono di conforto gli scenari che illustrano tendenze evolutesi in un ciclo economico che si è chiuso, definitivamente, in questi anni di crisi. Non è più legittimo agire sulla base di previsioni di indefinito aumento della domanda di beni – prima fra tutti l'automobile - che hanno costituito i pilastri di un ciclo economico, orientando le politiche industriali, conformando uno stile di vita, una fiscalità, una organizzazione del territorio altamente dissipativa e vorace nei confronti di risorse scarse come il suolo, l'energia, la qualità dell'aria, il debito pubblico e il reddito delle famiglie. Quel ciclo ha esaurito le proprie potenzialità, l'automobile certo continuerà la propria evoluzione tecnologica, ma sarà molto meno protagonista del nostro benessere futuro.

Occorre invece immaginare e sperimentare le basi del nuovo ciclo economico, pensando a quali prodotti, quali servizi, in quali città, in quale territorio. Non sarà dal cappello degli ambientalisti che usciranno tutte queste risposte ma noi, con umiltà, ci permettiamo di segnalarvi alcune priorità della Lombardia. Si tratta di spunti su cui ci rendiamo disponibili da subito a confrontarci, e su cui ci troverete impegnati e vigili nel corso di tutta la Legislatura.

Con l'augurio di un buon lavoro nell'interesse del bene comune, porgo cordiali saluti.

 

Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia

 Per una Lombardia competitiva e coesa sulle grandi sfide ambientali

 

  1. Mobilità – Come progettare una Lombardia con meno auto circolanti, ma più libertà di movimento per le persone e meno necessità di spostamento per le merci? Questo esito dipende fortemente dalla volontà di allocare risorse sulle diverse modalità di trasporto, privilegiando la mobilità collettiva e lo sviluppo industriale della logistica intermodale, adottando politiche di trasferimento che determinino un vantaggio per i modi di trasporto più efficienti e sostenibili. Ma dipende anche dalla capacità di coordinare le politiche urbane, affinchè le città si dotino di schemi di moderazione della congestione da traffico, aumentando la sicurezza degli utenti della strada, l'accessibilità dello spazio urbano, la qualità dell'aria. Dopo decenni di improvvisazione, è arrivato il momento di dotarsi di un piano dei trasporti e della logistica, che preveda anche una exit strategy da progetti autostradali incautamente avviati e rivelatisi sbagliati negli obiettivi e fuori scala in rapporto alle disponibilità finanziarie e alla effettiva domanda di mobilità. In quest'ottica particolare attenzione va posta anche alla ciclabilità e alla sua integrazione nei servizi e nelle infrastrutture di mobilità. Deve essere chiaro che nessuna strategia di risanamento dell'inquinamento atmosferico è credibile senza una radicale revisione del modello regionale di mobilità.
  2. Infrastrutture - La Lombardia deve recuperare alcuni drammatici gap infrastrutturali. Nel campo della mobilità è inaccettabile il ritardo sull'adeguamento delle linee di raccordo con la nuova trasversale ferroviaria sotto le Alpi svizzere, che entro il decennio diverrà il principale 'canale terrestre' di comunicazione tra Mediterraneo e Europa Centrale. Nel campo delle infrastrutture idriche è prioritario il completamento e la revisione del network scolante e depurativo. Nel settore energetico è fondamentale adeguare la rete elettrica alle nuove esigenze legate alla generazione da fonte rinnovabile e distribuita, nella sicurezza del territorio è necessario sbloccare le risorse che servono a realizzare interventi, spesso di piccola scala ma fondamentali nella loro capillarità. In generale, occorre recuperare il significato letterale della parola 'infrastrutture' come insieme coordinato delle strutture materiali atte a (ben) supportare la vita di una comunità: un concetto che per troppo tempo è stato nella pratica corrente identificato con la parola 'strade'.
  3. Risorsa idrica – Occorre sviluppare concretamente il programma regionale di risanamento delle acque, che richiede enormi investimenti, possibili solo all'interno di un quadro di governance adeguata e di regole chiare - tenendo conto degli obblighi e delle scadenze imposte dal diritto comunitario e dalle procedure di infrazione già aperte - per affrontare con la necessaria energia la irrisolta piaga ambientale rappresentata dal grave stato di inquinamento di falde e corsi d'acqua (a partire dai bacini Lambro-Seveso-Olona-Mella). Insieme al grande tema delle bonifiche, l'inquinamento delle acque superficiali e di falda  rappresenta la prima e più grave emergenza ambientale della Lombardia, è arrivato il momento di rendersene conto e di agire di conseguenza.
  4. Energia – l'enorme potenzialità legata alla produzione di energia da fonte rinnovabile deve poter essere dispiegata, sia per la produzione di elettricità che di calore, secondo una programmazione territoriale che tenga conto delle risorse e della domanda effettivamente presenti. La domanda di energia deve essere stabilizzata attraverso un programma di promozione dell'efficienza negli usi industriali. Sulle centrali termoelettriche occorre avviare un programma di decommissioning a partire da quelle meno efficienti, in vista di una progressiva transizione alla generazione da fonte rinnovabile. Occorre in particolare valorizzare le rinnovabili termiche, fino ad oggi ampiamente sottovalutate, in particolare per il riscaldamento degli edifici. Prioritario deve essere l’efficientamento energetico del costruito, la 'casa passiva' (a consumi zero) deve essere lo standard costruttivo da adottare per le nuove abitazioni e uffici.
  5. Consumo di Suolo - L'obiettivo è quello del consumo di suolo zero. Da subito, occorre approvare la legge contro il consumo di suolo, da noi sottoposta come proposta di iniziativa popolare ma non affrontata nel corso della passata Legislatura regionale. Più in generale occorre rafforzare nell'ordinamento regionale il principio del suolo come bene comune, affrontando le molte incongruenze della legge regionale 12/2005, e penalizzando anche economicamente l'utilizzo di aree agricole e naturali. Le politiche di sviluppo urbano devono essere mirate alla valorizzazione del patrimonio edificato, anche tramite sostituzione edilizia, ristrutturazioni, riqualificazione urbanistica, bonifica e riutilizzo insediativo di aree ex-industriali. Occorre farsi carico della rivitalizzazione delle funzioni commerciali urbane e di prossimità, programmando obiettivi di moratoria delle autorizzazioni e di riduzione delle superfici di vendita per la GDO in ambiti extraurbani.
  6. Città – La città è uno spazio vitale, di relazione, di prossimità, di servizi e di spazi comuni. Ma è anche un luogo di forte dinamismo, di continuo adattamento e di sfida progettuale: da sempre la città si è ricostruita su se stessa, e la ricostruzione contemporanea deve essere all'insegna della sostenibilità, della bellezza, dell'uso efficiente delle risorse: in ciò è anche la grande sfida di rinnovamento e rilancio del settore delle costruzioni. Da dove cominciare? Proponiamo di costruire un "ecoquartiere" in ogni città media e grande della Lombardia, recuperando e sostituendo il vecchio, rigenerando tessuto urbano, per rispondere al bisogno di casa a prezzi contenuti e permettere gli stili di vita plurali e sostenibili di oggi e domani. A questo scopo é opportuno un programma regionale di coordinamento e sviluppo, che garantisca sostegno, semplificazione, incentivi, controllo e partecipazione.
  7. Biodiversità e parchi occorre completare la rete ecologica regionale, a partire dal ripristino di condizioni naturali lungo le aste fluviali e torrentizie e dalla istituzione delle aree protette mancanti (Po e Bernina in primo luogo). In generale è prioritaria una azione di rilancio delle aree protette sia locali (PLIS) che regionali, poiché dopo anni di disinvestimento il sistema rischia di logorarsi definitivamente. Occorre in particolare legare le aree protette alla programmazione del PSR, privilegiano e coordinando gli interventi di custodia e miglioramento del territorio attuati da privati e aziende agricole. Appare molto auspicabile una cooperazione stretta, entro la medesima direzione generale, tra programmazione agricola, foreste, sistemi verdi e aree protette, per una azione organica e coordinata di recupero e salvaguardia del paesaggio rurale e delle reti ecologiche della nostra regione
  8. Rifiuti – La riduzione dei rifiuti deve smettere di essere uno slogan e diventare un programma di azioni che puntino alla riduzione degli scarti, a partire dai rifiuti speciali e dagli inerti e macerie, queste ultime da sottoporre a riciclaggio spinto al fine di ottenere nuovi materiali da costruzione, anche introducendo semplificazioni regolamentative e un contestuale aumento dei controlli e delle verifiche. Raccolta differenziata e riciclaggio dovranno raggiungere e superare, in tutto il territorio, le prestazioni imposte dagli obiettivi imperativi posti dalle norme nazionali e comunitarie. Anche alla luce dei risultati ottenuti, occorrerà procedere al decommissioning programmato degli inceneritori le cui capacità già oggi eccedono il fabbisogno, sostituendoli con impiantistiche adeguate alla valorizzazione di frazioni provenienti da raccolte differenziate.
  9. Agricoltura – E' tempo che l'agricoltura lombarda scelga di orientarsi alla qualità dei prodotti e del territorio più che alla produzione di massa, declinando a questa scelta l'utilizzo efficace dei fondi comunitari. L'agricoltura deve ridurre il proprio impatto sul suolo e invertire la tendenza all'impoverimento del carbonio organico, utilizzare meglio i concimi organici, riducendo la propria dipendenza dall'industria energivora dei fertilizzanti di sintesi, e da quella malsana dei fitofarmaci. La maggior emergenza che affligge l'agricoltura lombarda resta l'eccessivo e squilibrato carico zootecnico che grava in particolare sul quadrante sud-orientale della regione: un sistema produttivo che richiede una drastica ristrutturazione e un forte ridimensionamento della densità di capi, attraverso una maggior diversificazione delle colture, insieme ad adeguate tecniche di trattamento di reflui e liquami.

10. Scuola e formazione – La riflessione su acqua, energia, suolo, alimentazione, deve divenire parte strutturante in un’ottica di pluralità degli interventi formativi non solo in ambito scolastico (life-long learning). Ma occorre tornare a dare dignità alla formazione tecnico-scientifica, perchè il mondo della green economy e in generale l'industria lombarda avranno bisogno di figure professionali diversificate, non solo di laureati, ma anche di bravi tecnici. L’educazione allo sviluppo sostenibile attraverso la multidisciplinarietà, le attività di laboratorio, la costituzione di patti educativi territoriali (fare rete) può rafforzare nelle giovani generazioni le competenze necessarie ad affrontare il contesto economico e sociale attuale e favorire il processo di trasformazione del mondo del lavoro in green jobs . La priorità assoluta resta quella degli interventi sull'edilizia scolastica, ormai in stato di generalizzata fatiscenza.

11. Bonifiche e Amianto – Aree contaminate e aree industriali dismesse (un totale stimato di 20.000 siti problematici) rappresentano una pesante eredità con cui la nostra regione deve fare i conti, sviluppando una strategia di risanamento. In molti casi è auspicabile il subentro dell'ente pubblico nella conduzione della bonifica, prevedendo il rientro delle spese attraverso la vendita dell'area risanata, per evitare che ad effettuare l'intervento siano operatori speculativi come avvenuto fino ad oggi, con risultati insoddisfacenti e sistematici fenomeni corruttivi e infiltrazioni malavitose. E' fondamentale procedere alla semplificazione del quadro regolamentativo, e allo stesso tempo consolidare l'infrastruttura di controllo e verifica, per prevenire ogni tentazione speculativa e criminale, e assicurare il buon esito degli interventi. Il risanamento del territorio richiede poi di affrontare il caso più diffuso e pervasivo di contaminazione ambientale, quello relativo all'amianto. La Lombardia, con 3 milioni di metri cubi di amianto da smaltire, è la regione con la più cospicua presenza di questa fibra letale. Gli edifici risanati rappresentano solo il 18,5% del totale censito. La Regione ha stabilito l’obiettivo dell'eliminazione dei manufatti contenenti amianto entro il 2016, per i siti di smaltimento però la situazione ha raggiunto il paradosso perchè da anni la Regione non riesce ad aprirne. Anzi, le tre discariche che sono state autorizzate sono tutte sotto sequestro per problemi autorizzativi ed ambientali. E' urgente avviare una seria pianificazione per lo smaltimento e trattamento dell'amianto, provvedendo da subito all'adozione di un piano che parta dalla individuazione corretta di siti di smaltimento, senza inutili ritardi. Diversamente l'impegno per una Lombardia libera da amianto diventerà una promessa sulla sabbia.

12. Legalità, trasparenza e controlli ambientali – La Regione deve essere, in ogni sua articolazione. il luogo trasparente dove si discute e si svolge l'attività amministrativa e politica della Lombardia: ogni atto deve essere facilmente consultabile on-line, senza alcun aggravio burocratico; le sedute del Consiglio regionale e delle Commissioni consiliari devono essere trasmesse in diretta streaming; in particolare, in conformità alla normativa italiana (D. Lgs. 195/2005) e internazionale (Convenzione di Aahrus), tutte le informazioni di carattere ambientale devono essere fornite in tempi rapidi ad ogni cittadino che ne faccia richiesta, senza che questi debba indicare un particolare motivo o titolo. Occorre rimettere con forza al centro dell'azione amministrativa il principio di legalità, incrementando le risorse e la formazione delle polizie locali sulla tutela ambientale, realizzando una riforma che renda l'ARPA ente sempre più autonomo e indipendente dalla politica, attribuendo ai suoi funzionari i poteri di Polizia Giudiziaria, intensificando e semplificando i controlli ambientali a sorpresa.

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Pubblicato il29 marzo 2013