Il Jova Beach Tour chiude a Linate? Occasione per lanciare un messaggio di partecipazione e impegno per l'ambiente


Lettera di Barbara Meggetto a La Repubblica Milano

 

Questa coda d’estate è diventata mediaticamente teatro di un’improbabile contrapposizione tra ambientalisti e concerti. La discussione che tiene banco è sul Jova Beach Party e quell’uso della spiaggia come uno stadio. Jovanotti è Jovanotti, lo sappiamo. Un’artista dalla comunicazione diretta, senza troppi giri di parole che sa leggere la complessità del mondo, anche quello che va alla deriva su una piattaforma di plastica. 

In fondo era questo lo scopo del suo tour: parlare ai suoi fan, sia a quelli che protestano nelle piazze il venerdì dei Global Strike for Climate - a proposito il 27 settembre si replica anche a Milano - che praticano una radicalità di scelte che rasenta davvero l’ortodossia, sia a chi ignora i temi ambientali, sia a chi ne fa una questione di stile di vita, magari solo per moda. Non bastano, però, l’entusiasmo, lo spirito innovativo e la passione. Lo sappiamo bene noi che tutti i giorni ci nutriamo di valori, nella perenne ricerca di equilibrio tra scienza e tradizione, tra sostenibilità ambientale e compromessi, che spesso suonano come ferite da rimarginare con nuove strategie. In fondo la musica è un veicolo straordinario per seminare novità, ha contribuito a infrangere muri, a superare barriere e ha diffondere idee. Ha saputo raggiungere una moltitudine insperata di donne e uomini. E allora oggi la musica e gli artisti che la praticano, possono aggiungere al loro “repertorio” anche le questioni ambientali? Beh, pare di sì, non è certo Jovanotti il primo a farlo. Però un conto è usare uno stadio dove la massima biodiversità è rappresentata da chi partecipa al concerto: è uno spazio vuoto che attende di essere riempito. Una spiaggia invece è un habitat pieno di vita, un luogo in perenne movimento, una lingua di suolo legata indissolubilmente alle zone di risacca e alle dune, dove ancora esistono. Fortunatamente nello scempio fatto sulle coste italiane in decenni di sviluppo indiscriminato, qualcosa si è salvato: fasce importantissime per la nidificazione di uccelli marini e tartarughe e per la sopravvivenza di delicate specie arboree. Un miracolo da proteggere costantemente. Da vivere, ma con rispetto. Era certo una sfida difficilissima quella di portare la musica in spiaggia, spesso in luoghi non attrezzati per ricevere una moltitudine di esseri umani così imponente, tutta insieme per un tempo lunghissimo, con strutture pesanti, impalcature, luci ed elevati decibel. Un’impronta difficile da mitigare. Su questo bisognava riflettere prima di affrontare questa avventura musicale, ponendosi più dubbi che certezze.

È per aver criticato questo che arriva l’accusa di radicalità? Non lo è forse anche Greta Thunberg? Quell’adolescente capace con fermezza e semplicità di smuovere le coscienze a livello globale dando un impulso alla comprensione delle tematiche ambientali? Non lo è la musica stessa radicale, in grado di orientare profondamente il cambiamento? 

Non si è ancora persa del tutto l’occasione. Il Jova Tour finirà a Milano, in una Linate oggi deserta, uno spazio (questo sì) che davvero si presta ad accogliere una folla di fan festanti, pronti a cantare e ascoltare le parole di un artista capace di instradare le azioni e le scelte di chi lo segue. Sarà Milano e non un delicato ecosistema marino a fare da sfondo all’ultima tappa dei concerti. Una città dove lo sviluppo sostenibile si sta facendo largo tra il cemento, dove si moltiplicano le esperienze green che ne fanno un modello a livello europeo. Ecco che allora sia Milano come metropoli, sia Jovanotti come artista si facciano testimonial di un mondo che sta viaggiando veloce nella direzione del cambiamento, con linguaggi diversi da quelli fino ad oggi usati dall’ambientalismo e di cui probabilmente c’è un forte bisogno. Il 21 settembre è anche una data speciale perché si svolgerà Puliamo il Mondo, la campagna di cittadinanza attiva e volontariato promossa da Legambiente che da 27 anni riunisce migliaia di persone nell’impegno comune di prendersi cura dell’ambiente in cui si vive. In questo spirito, magari proprio dal palco dell’ultima tappa del Jova Tour, potrebbe partire un importante messaggio: tutti a pulire il mondo, rimbocchiamoci le maniche e facciamo la nostra parte nelle aree degradate, nei parchi cittadini e nelle scuole. 

 

Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - La Repubblica Milano 12/09/2019

Pubblicato il12 settembre 2019