Expo sostenibile


SOSTENIBILITA': NEL 2015 SARA' UN IMPERATIVO DI PROGRESSO


La vittoria nella designazione come sede dell'Esposizione Universale del 2015 ha fatto salire le quotazioni di Milano: ora esiste una scadenza per cui lavorare, su cui definire degli obiettivi ed entro la quale perseguirli. Non è poco in un momento di incertezza e di indefinizione del futuro. Ma è sicuramente troppo poco per fare qualsiasi previsione su cosa accadrà davvero: troppi sono gli attori in gioco, ciascuno dei quali, legittimamente, in cerca di un 'posto al sole' in vista delle risorse e degli investimenti che presto o tardi atterreranno sui progetti per l'Expo. Le preoccupazioni circa l'incrudimento di tendenze già presenti sono legittime e fondate, in primo luogo per quanto riguarda il rischio di espansione del cemento in virtù di operazioni immobiliari che si agitano su quanto resta dello scacchiere agricolo di Milano e della sua cintura. E del resto anche il quartiere espositivo porterà via oltre un milione di metri quadri di suolo attualmente agricolo, questa è già una certezza, forse l'unica per il momento, rispetto alla quale vogliamo dire la nostra, tenendo conto del tema scelto per l'esposizione, 'Nutrire il Pianeta, energia per la Vita', che di certo non può essere considerato neutro rispetto al modo con cui conserviamo la nostra terra e la coltiviamo. Ad esempio nel Parco Agricolo Sud Milano.
Ma noi vogliamo rivendicare il nostro ruolo di 'attori' anche nell'esprimere un bisogno che l'Expo divenga occasione per rendere più sostenibile il vivere urbano, per avviare processi di riqualificazione dell'organismo metropolitano, per mettere in campo 'esperimenti di innovazione' del modo di muoversi e di muovere merci, di abitare, di gestire gli ambienti di lavoro. Sapendo che il nostro punto di vista si colloca all'interno di una strategia definita dall'Unione Europea per la lotta al cambiamento climatico, con l'obiettivo della riduzione del 30% delle emissioni di CO2 entro il 2020, ma anche che l'Esposizione Universale è per sua natura una finestra sul futuro prossimo venturo, e per questo deve avere il coraggio di andare oltre quegli obiettivi, guardando almeno al terzo decennio del secolo. L'Expo sostenibile, dunque, non è un pio desiderio ambientalista, ma un imperativo di progresso, ed è con questa idea che noi ci rendiamo disponibili a investirvi energia e creatività ed a spendere la nostra credibilità.

 

PARTECIPAZIONE, TRASPARENZA, LEGALITA': IL LABORATORIO EXPO NON DEVE ESSERE UNA SCORCIATOIA

Sicuramente l'Expo non sarà un evento 'neutro' rispetto alla città e alla grande area metropolitana che gli farà da sfondo. E' auspicabile che in vista della grande scadenza internazionale ogni attore istituzionale voglia fare la sua parte affinchè Milano faccia un 'figurone'. E anche noi ci auguriamo che i visitatori dell'expo non trovino una Lombardia inquinata, congestionata da un traffico parossistico, con mezzi pubblici inefficienti e obsoleti, invasa dal disordine urbanistico, oltraggiata nel suo paesaggio... perchè questo è quello che vedrebbero i nostri ospiti se l'Expo fosse oggi. Ed è anche legittimo che ognuno, al proprio livello istituzionale (Comuni, Province, Regione, Governo nazionale) proponga ricette, non necessariamente ambientaliste, per risolvere problemi ed inefficienze che oggi sono ben presenti a milanesi e lombardi. Citiamo, per essere espliciti, gli otto progetti autostradali che oggi sono sul tavolo di decisori e progettisti: fin troppo facile prevedere che ogni lobby legata a questi progetti cercherà di convincere tutti che non sarà possibile fare un bell'Expo se non saranno ultimate la Broni – Mortara o l'Autostrada della Valtrompia...
In attesa che la crescita dei costi dei combustibili o l'apprensione globale sul cambiamento climatico servano a convincere i decisori politici che anche in Italia sono altre le infrastrutture prioritarie per una mobilità ecoefficiente in un territorio di qualità, non possiamo che esercitare il nostro dovere ambientalista di critica e di vertenza. Tuttavia vorremmo che le regole del gioco fossero quelle della miglior tradizione sportiva: sarebbe molto difficile digerire un Expo che giustifica il ricorso ad una legislazione straordinaria o emergenziale per qualsiasi opera o intervento urbanistico che possa dimostrare un nesso anche lontanissimo con l'evento. Se per le opere strettamente connesse con l'expo una legge speciale sembra un atto di dovuto realismo, ad evitare che imprevedibili intralci procedurali impediscano la realizzazione di interventi essenziali e improrogabili, questo sacrificio può essere pagato una volta che siano chiari e concordati gli obiettivi, le linee progettuali, le opere di mitigazione e le compensazioni ecologiche. E lo strumento entro cui questi aspetti devono essere chiariti è senz'altro la VAS dell'intero programma di opere. Ma questo significa che i poteri speciali devono essere ben circoscritti all'evento, alle opere e agli allestimenti del quartiere espositivo, alle opere di accessibilità allo stesso (parcheggi per operatori e visitatori, linee e stazioni di trasporto collettivo) nonchè alle aree su cui dovranno essere effettuati i relativi interventi ambientali compensativi, e comunque prevedendo un tavolo di accompagnamento – la consulta ambientale – che garantisca l'accesso alle informazioni e l'espressione di pareri preventivi e osservazioni da parte delle associazioni ambientaliste. Diciamo no ad una legislazione speciale che diventi invece un grande imbuto di semplificazione per procedure urbanistiche e controlli pubblici sui progetti infrastrutturali. E questo anche per limitare arbitrii e opacità, ad esempio degli appalti e subappalti, o addirittura il rischio di infiltrazioni di tipo mafioso, che nel settore delle grandi opere è sempre in agguato.


INFRASTRUTTURE ED OBIETTIVI DI SOSTENIBILITA'

Perchè la sostenibilità non sia solo retorica occorre dirsi, da subito, quali debbano essere gli obiettivi da perseguire. E, in seguito, monitorarne il raggiungimento.
La 'costruzione' dell'Expo, e la sua gestione nel periodo in cui esso verrà aperto al pubblico, richiederà ingenti consumi di materiali ed energia: l'efficienza di utilizzo delle strutture saprà compensarne il costo ambientale? Avremo davvero, come promesso in fase di candidatura, un evento accessibile ai visitatori solo attraverso mezzi di trasporto collettivi, e che anzi riduca complessivamente la domanda di trasporto su gomma rispetto al dato tendenziale? Saremo in grado di valorizzare una ricettività alberghiera già esistente invece che costruirne di nuova? Quali saranno le misure domestiche, o addirittura locali, la cui attuazione compenserà i costi energetici e ambientali non evitabili dell'expo e delle opere ad esso connesse? E quali le buone pratiche, ad esempio in materia di acquisti e forniture, di gestione del ciclo dei rifiuti e delle acque, di approvvigionamenti energetici derivanti da fonti rinnovabili?
Sicuramente alcune previsioni contenute nel dossier di candidatura richiedono di essere approfondite e rimodulate. Milano non ha puntato sulla 'grandeur' dell'evento e delle opere per ottenere la designazione, di questo bisogna prendere atto in modo positivo: non ci siamo fatti prendere la mano, almeno finora, e la decisione di 'tagliare' dal progetto la torre dell'expo è un gesto di rilevante valore anche simbolico. Ma allora anche alcune previsioni, come quella della via d'acqua che sembra preludere ad una cantierizzazione pesante, con grandi movimenti di terra e probabili scompensi sull'equilibrio delle acque sotterranee, devono essere ricollocate all'interno di un progetto che valuti adeguatamente i costi e i benefici ambientali delle azioni che verranno intraprese. Ripristinare la piena funzionalità del sistema dei navigli e intervenire sul reticolo idrico minore, per creare anche nuove opportunità di fruizione del territorio attraverso percorsi e vie ciclabili, può essere un modo più sostenibile e interessante per interpretare l'idea della via d'acqua.

COMPENSAZIONI ECOLOGICHE PREVENTIVE: UN PROGETTO PER LA CAMPAGNA MILANESE

Il grande esperimento che vorremmo vedere in azione in occasione dell'Expo è quello di un progetto che si prefigga di non determinare nuovi consumi di suolo, la risorsa naturale più preziosa per una grande metropoli. Perseguire questo obiettivo non significa ingessare l'esistente, ma introdurre una contabilità dei suoli, che misuri le perdite di risorsa, le minimizzi all'inevitabile, e comunque le restituisca attraverso il principio della 'compensazione ecologica preventiva'. Il meccanismo, già operante nelle legislazioni di altri paesi europei (ad esempio in Germania), mira a determinare una responsabilità, in capo ai progetti di trasformazione del territorio, nei confronti del valore ambientale e paesaggistico del suolo. Per essere tale, la compensazione deve avvenire contestualmente e come condizione irrinunciabile della trasformazione, in un ambito territoriale ad essa prossimo (all'interno della stessa unità amministrativa o in ambiti strettamente confinanti come esito di un percorso consensuale), deve aumentare in via definitiva il valore ecologico-ambientale dei suoli oggetto di compensazione in misura proporzionale alla dimensione della perdita di risorsa. La compensazione avviene attraverso la disponibilità di adeguate superfici di suolo su cui attuare – con oneri a carico della trasformazione urbanistica – azioni di arredo ecologico (forestazione, creazione di ecosistemi, misure agroambientali) che determinino un beneficio misurabile per quanto riguarda le funzioni tipicamente svolte dai suoli (es. incorporazione di carbonio, produzione biologica, regolazione idrica e microclimatica, creazione di paesaggi, miglioramento del sistema di connessioni ecosistemiche, ecc.).
A ridosso dell'area Expo esiste già un ambito che le associazioni hanno individuato come appropriato a farvi ricadere un insieme coordinato di azioni di compensazione ecologica: si tratta del Parco dei 5 comuni (in comune di Milano, Cornaredo, Pero, Rho, Settimo Milanese), area agricola ricompresa nel Parco Agricolo Sud Milano e connessa con il sistema del verde Boscoincittà - Parco delle Cave. Una superficie di 500 ettari che, senza perdere le sue attuali prerogative di agricoltura produttiva, può essere 'attrezzata ecologicamente' per diventare il grande parco dell'Expo, elemento della Cintura Verde Ovest Milano, diventando per la nostra città quello che a Vienna si chiama Wiener Wald e a Parigi Bois de Boulogne: un grande parco per una grande città, che divenga un perno delle progettazioni che diverse istituzioni (Provincia di Milano, Regione Lombardia, parchi) stanno attivando per realizzare un sistema verde della campagna lombarda, una nuova tipologia di 'infrastruttura verde' del territorio.

PENSANDO ALL'EREDITA'

L'Expo, per quanto importante, resta un episodio che riempirà una breve stagione della vita di Milano. L'eredità dell'evento invece è destinata a durare e a segnare, in positivo o in negativo, le sorti della città. Pensiamo che il quartiere espositivo possa diventare un quartiere in cui dare risposta ad una domanda di residenza e di relativi servizi, ma con un progetto che prefiguri la città del futuro e che funga da modello per l'innovazione necessaria nell'abitare ecoefficiente. I criteri energetici delle costruzione dovranno essere quanto di più vicino all'edilizia passiva per quanto riguarda i consumi energetici, e le coperture fotovoltaiche potranno far fronte ad una importante quota del fabbisogno di elettricità, l'intero quartiere può essere una città senz'auto in cui gli spazi comuni vengono lasciati all'espressione della socialità nelle migliori condizioni di sicurezza, i servizi e il commercio dovranno essere di prossimità per evitare di alimentare la domanda di mobilità. Non un villaggio modello o una città ideale, ma un quartiere normale per persone normali, progettato e costruito per vivere (bene) nel secolo della sostenibilità.

Pubblicato il28 giugno 2011